Netanyahu alla sinistra: «Se vincerò non ci sarà alcun Stato palestinese»

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha detto in un’intervista al sito israeliano Nrg che se rivincerà le elezioni si opporrà alla nascita di uno Stato palestinese e che Israele si trova ad affrontare una serie di pressioni internazionali che chiedono il ritorno di Israele ai confini del ’67 e la divisione di Gerusalemme. «L’unità di Gerusalemme sarà mantenuta in tutte le sue parti» così come si continuerà a costruire e fortificare la città per impedire ogni sua futura divisione, ha giunto il premier che – alla vigilia delle elezioni – ha visitato la colonia ebraica di Har Homa nei pressi di Gerusalemme est. Recenti sondaggi hanno creato un clima di apprensione nel Likud, secondo quanto riferisce il quotidiano Jerusalem Post. In particolare, precisa il giornale, mentre ancora all’inizio del mese il 60 per cento degli israeliani pensava che Benyamin Netanyahu guiderà il prossimo governo, la settimana scorsa la percentuale è bruscamente calata al 49,6 per cento. La percentuale di quanti ritengono invece che il nuovo esecutivo sarà guidato da Isaac Herzog (centro-sinistra) è balzata al 20 al 30 per cento. In un’intervista alla radio militare, Netanyahu ha ammesso di trovarsi in difficoltà perché ancora «non possiamo dire che dopo le elezioni avremo il sostegno necessario di almeno 61 dei 120 membri del parlamento». In questo clima di apprensione per il partito di governo si è inserita in queste ore una iniziativa, per il momento misteriosa. Qualcuno ha infatti aperto su Facebook una nuova pagina con “Gideon Saar alla guida del Likud”. Si tratta di un ex ministro degli Interni, molto popolare, che mesi fa ha lasciato la politica attiva per dedicarsi alla famiglia. Alcuni opinionisti si chiedono adesso se quella pagina non indichi un senso crescente di pessimismo nelle file del Likud e non preannunci l’avvio di lotte intestine qualora il partito perdesse le elezioni.

Netanyahu è al potere da nove anni in Israele

Al potere da nove anni, l’attuale premier, leader per ora incontrastato del Likud, gioca le sue carte per restare al potere a fronte di una minaccia crescente da parte del centrosinistra che, secondo i sondaggi, lo supera di quattro seggi (20/21 contro 24/25). Una situazione a sorpresa, non prevista da “Bibi” quando lo scorso dicembre dette il via alla crisi di governo licenziando i due ministri centristi Tzipi Livni e Yair Lapid. Per molti potrà pure perdere al voto, ma non è così scontato che lasci la guida del governo. Ed è quella tra Isaac Herzog e Tizpi Livini la coppia della riscossa. Nessuno, e soprattutto Bibi, avrebbe mai scommesso un soldo sulla loro capacità di aggregare. Eppure, il rampollo laburista della famiglia kennediana di Israele e la volitiva e navigata esponente centrista – prima ex pupilla Likud, poi con Ariel Sharon in Kadima, convinta sostenitrice di Due Popoli Due Stati per la questione israelo-palestinese – si sono rivelati due ossi duri per Netanyahu, sicuro di non avere rivali. “Bougi” Herzog – considerato incolore da molti, voce flebile e aspetto misurato – sembra aver rivitalizzato lo schieramento laburista in coma da anni costruendo con Livni un patto di ferro diventato punto di riferimento per chi vuole, almeno sulla carta, cambiare la politica di Israele e «mandare a casa Netanyahu».