Neanche la Cassazione convince “Repubblica”: il Cav è sempre colpevole

Il tribunale di “Repubblica” non ha mai avuto dubbi. E perciò l’ha messo nero su bianco: Berlusconi doveva essere condannato. Condannato e non assolto dalla Cassazione. Ecco spiegato il titolo che campeggia nella ribattuta in prima del giornale: «La Cassazione salva Berlusconi». Titolo che esprime, con la consueta nettezza, la sempre granitica convinzione progressista: Berlusconi è il male. Il teorema, del resto, è facile. Anche da spiegare. Da qui il titolo sui giudici che hanno «salvato» Berlusconi. Proprio così: salvato, non assolto.

Contro la Cassazione

Per cui, quando la Suprema Corte conviene con l’accusa e condanna Berlusconi per frode fiscale, essa è l’imparziale organo di giustizia a difesa della dignità e delle prerogative del popolo e dello Stato democratico. Quando la stessa Corte, com’è appunto accaduto,  assolve il Cavaliere per la vicenda Ruby, semplicemente lo «salva». E, se lo salva, se ne deduce che il soggetto in questione, che è sempre la Cassazione, abbia commesso un errore, o, nella migliore delle ipotesi, abbia preso un abbaglio. Oppure, ancor più grave, abbia addirittura commesso un illecito. Un reato. Qualcosa che non si può né fare, né dire. Perché nessun giudice può «salvare» un imputato. Può assolverlo se lo giudica colpevole o condannarlo se lo giudica innocente, questo sì. Salvarlo mai. È compito della Fede, per chi ci crede, salvare l’essere umano. Non è compito della Giustizia, come sicuramente avranno ben presente nella redazione del quotidiano diretto da Ezio Mauro.

“Repubblica” in bambola

Redazione dove però devono aver subito, all’arrivo della sentenza, uno di quei terribili travasi di bile che disconnettono il cervello. Sono andati in bambola. Un annebbiamento momentaneo, forse, che però ha prodotto un titolo di una gravità inaudita. Titolo che sottintende più di un qualsiasi pregiudizio, più di una qualunque acrimonia. Titolo che probabilmente avrebbe stimolato, a parti invertite, l’attenzione di qualche solerte pubblico ministero. Qualcuno lo si trova sempre. Titolo che comunque rimarrà nella storia del giornalismo. E che speriamo sia l’Ordine sia le associazioni e le varie scuole prendano a pretesto. Per mostrare a chiunque si avvicini alla professione come si diventa giornalisti veramente indipendenti. Dalla notizia.