Massacrò la moglie e la figlia a Latina: ergastolo per il killer indiano

Ha ucciso brutalmente la ex moglie e la figlia della donna, all’epoca dei fatti appena diciottenne: dopo la condanna all’ergastolo in primo grado, arriva adesso anche la conferma in appello del “fine pena mai” per Kumar Raj, l’indiano che il 6 aprile 2013 ha accoltellato mortalmente la cinquantaseienne Stefania Di Grazia e la sua giovane figlia, Martina Incocciati.

La sentenza

La sentenza è stata emessa dalla prima Corte d’assise d’appello di Roma, presieduta da Mario Lucio D’Andria con Giancarlo De Cataldo, che ha confermato la condanna inflitta all’indiano dal gup di Latina nel febbraio dello scorso anno, a conclusione del processo col rito abbreviato. Era il 6 aprile 2013 quando, in un’abitazione di Borgo Flora, a Cisterna di Latina, furono trovati i corpi senza vita delle due donne. L’allarme fu lanciato da una parente delle due, che da diverse ore non riusciva a mettersi in contatto con loro. Stefania Di Grazia e la figlia Martina Incocciati furono trovate riverse in terra, in un lago di sangue, rispettivamente in cucina e in camera da letto.

La vicenda

Inizialmente gli investigatori ipotizzarono l’omicidio-suicidio; il giorno dopo, però, capirono che le due donne erano state uccise, sgozzate dall’ex marito della Di Grazia, un cittadino indiano che dopo qualche ora confessò. Kumar Raj, secondo quanto al tempo si apprese, nel dare la sua versione dei fatti disse che si erano sposati in India con nozze “di convenienza»: un matrimonio “di facciata” che la moglie gli aveva detto non avere validità in Italia; aggiungendo però anche che la donna gli faceva comunque continue richieste di denaro (tra queste, anche ottomila euro per averlo aiutato a far entrare in Italia suoi connazionali). È in questo clima che sarebbe maturato, al culmine di una violenta lite, il raptus omicida dell’uomo che, in preda all’ira, afferrava un coltello e colpiva la donna uccidendola con un fendente alla gola; poi, andato in camera da letto dove la figlia diciottenne della ex moglie si era rifugiata, la trascinava giù dal letto ferendola a morte con lo stesso coltello. Arma che, lanciata in un canale, l’imputato indiano avrebbe contribuito a far ritrovare.