Il marito della Madia nella bufera: «Si faccia luce sui film finanziati»

Cinema e politica, un binomio esplosivo: Francesco Storace e il marito del ministro Madia gli attori in campo di una vicenda che rischia di assumere i contorni della beffa. E ad alimentare il fuoco delle recriminazioni è intervenuto anche il senatore azzurro Maurizio Gasparri.

Madia-Storace: l’intervento di Gasparri

«È vergognosa la richiesta di mediazione per diffamazione fatta a Francesco Storace e al direttore del Tempo, Chiocci, pari a 900 mila euro da parte della società di produzione Wildside. Non bastano i soldi pubblici, ora anche quelli privati», ha dichiarato in queste ore l’esponente di Forza Italia, aggiungendo come «la Regione Lazio ha finanziato in più tranche i film della Wildside che vede tra i suoi soci il marito del ministro Madia. Ho presentato personalmente un’interrogazione perché il governo dica chiaramente se i tagli imposti alle Regioni siano o meno compatibili con finanziamenti simili. Se per Renzi, che ha denunciato le regioni sprecone, finanziare film è una cosa necessaria lo venga a dire in Parlamento». Quindi, la stoccata e l’affondo finali: «Il presidente della Regione, Zingaretti, si è limitato a dire che le procedure di assegnazione sono regolari. Pilato seppe fare di meglio. Ma il punto è un altro. È giusto o meno usare in questo modo ingenti somme di soldi pubblici che potrebbero essere destinati invece alla sanità o ai trasporti? Se per il governo un presidio sanitario vale una serie di film come Un Natale coi fiocchi o Pazza di me, lo devono dire in Parlamento».

La vicenda e le polemiche

La vicenda è stata esaustivamente riassunta nei giorni scorsi da uno dei diretti interessati, Francesco Storace, che a riguardo ha spiegato come «il marito del ministro Madia, Mario Gianani» abbia fatto recapitare «una richiesta di «mediazione» per diffamazione, l’anticamera della querela, per quasi 900.000 euro per aver segnalato l’inopportunità del finanziamento dei diversi film prodotti dalla società Wildside – di cui è socio l’esimio congiunto di governo – da parte della Regione Lazio». Poi, commentando i fatti appena descritti, il vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio e segretario nazionale de La Destra ha anche aggiunto, commentando: «Il marito di un ministro non si accontenta di aver ottenuto soldi pubblici, cosa che fa arrabbiare tanta gente. Ha querelato anche Gianmarco Chiocci, direttore de Il Tempo, per aver raccontato l’incredibile Madia’s story. Chissà se la stessa sorte toccherà al vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri, anche lui presentatore di un’interrogazione al governo di cui la Madia è ministro in carica. Non sono stati querelati invece i grillini della Pisana, che un anno prima avevano denunciato in un’altra interrogazione la prima tranche di film della Wildside finanziati di tasca nostra. E la mia difesa chiederà conto a Zingaretti dei motivi per i quali la regione non ha mai risposto a quella interrogazione del 2014 che toccava una esponente di punta del suo partito. Con me il Governatore ha negato favoritismi – ha aggiunto Storace su Il Giornale d’Italia dove ha dato ampio alla vicenda ricostruendone tutti i passaggi – millantando l’adozione di criteri più rigorosi e selettivi della Polverini nella legge sul cinema. Ma l’assessore in carica alla cultura, Lidia Ravera, aveva parlato invece di allargamento e facilitazioni per l’accesso ai finanziamenti regionali, dicendo in Aula, in risposta alla mia interrogazione: «Se dipendesse da me, ma non dipende da me, finanzierei soltanto la sperimentazione, finanzierei i giovani, i giovanissimi, quelli che non riescono ad avere una prima occasione, una prima chance per farsi vedere. Io penso che il danaro pubblico debba andare nella direzione di chi ne ha bisogno e che non debba mai essere una regalia di nessun tipo, laddove si stia dentro il mercato, ed è nel mercato che bisogna rischiare e scommettere senza chiedere danaro pubblico. Chissà – concludeva Storace – se la Wildside ha querelato pure lei»…