Mafia Capitale, un sistema di potere nato all’ombra del Partito Democratico

L’espressione più efficace se l’è lasciata sfuggire un parlamentare del Pd: «Qui viene giù tutto…». Proprio così. Con l’aria che tira sul Campidoglio e sulla Pisana , dopo l’affondo degli inquirenti sulla inchiesta arcinota come Mafia Capitale e su quella che ha squassato il ministero dei Trasporti, con l’arresto di Ercole Incalza, il partito romano di Matteo Renzi rischia il collasso. Riassumiamo. In un sol giorno fioccano provvedimenti giudiziari per Guido Improta e Maurizio Venafro. Il primo , assessore alla mobilità della giunta Marino, uomo di punta del Pd, tanto importante e stimato per la sua competenza tecnica, da essere mandato a ricoprire il ruolo di sottosegretario ai Trasporti nel governo Monti; il secondo, è capo di gabinetto alla Regione del presidente Zingaretti, una carriera sempre accanto agli uomini forti del Pd, prima con Veltroni al Comune, poi con lo stesso Zingaretti, in Provincia, prima di seguirlo alla Pisana.

Improta e Venafro, uomini cardini del Partito Democratico

Le accuse sono pesanti. Per Improta, l’ipotesi  formulata dagli investigatori è di truffa aggravata. L’assessore di Marino avrebbe interagito con un consorzio di imprese e il sistema delle Coop per pagare più del dovuto per la realizzazione della Metro C (per la quale la Corte dei Conti ha già calcolato un danno erariale di 386 milioni di euro). Per Venafro l’accusa è di turbativa d’asta. Avrebbe avuto un ruolo di primo piano nell’aggiudicazione di uno degli appalti più ricchi della regione Lazio: quello del Recup, il centro di prenotazione sanitarie della Regione, che in totale valeva 60 milioni di euro. Uno dei lotti era finito, guarda un po’, alla cooperativa 29 giugno di Buzzi. Premesso che siamo garantisti e che non siamo abituati a crocifiggere nessuno sulla base di un avviso di garanzia, va detto che la questione non è politicamente ininfluente. Di più. Mafia Capitale, quando sono stati spiccati i mandati di cattura e partiti gli avvisi di garanzia, è stata presentata dalla stampa e cavalcata dalla sinistra, Partito Democratico in testa, come il prodotto maleodorante e nefasto di un sistema di potere incardinato nella giunta Alemanno. Ne è derivato un massacro mediatico nei confronti dell’ex sindaco senza alcun discernimento di fatti e responsabilità.

Il sistema di potere nato all’ombra del Partito Democratico

Lasciamo, ovviamente, che siano le indagini ad appurare l’esistenza di eventuali reati e responsabilità. Ma il quadro che sta emergendo dalle inchieste dimostra che il malaffare, il marciume, la spartizione degli appalti, le tangenti e quant’altro ancora si legge nelle cronache giudiziarie di questi giorni, sono fenomeni che datano da molto prima dell’avvento di Alemanno in Campidoglio. Uno come Improta, tanto per intenderci, non è un tizio qualunque. È l’uomo del Bilancio, del Giubileo, dei Trasporti, il “regista” delle opere infrastrutturali che contano nella Capitale. Intorno a lui ruotano interessi enormi, dossier complicati, Coop onnipresenti, miliardi di euro. Stesso discorso vale per Venafro.  Come chiamare tutto questo? Se c’è, c’era ed è esistito, a Roma e nel Lazio,  un sistema di potere corrotto, inquinato e inquinante, è di tutta evidenza che si è prodotto e sviluppato nel corso degli anni. Quel sistema affonda le radici nei  lunghi periodi di governo della sinistra nella Capitale. In Provincia. In Regione. Ed ora “Viene giù tutto…”