Per Lupi un futuro da sindaco? A Milano la possibile sfida con Di Pietro

E’ ancora presto per delineare il quadro delle possibili future alleanze per le elezioni comunali di Milano, che ci saranno l’anno prossimo. Certo è che le vicende di queste ultime settimane, che hanno portato alle dimissioni di Maurizio Lupi da ministro e i contraccolpi politici che ne conseguono, stanno tratteggiando scenari interessanti. Intanto, va registrata la solidarietà all’ex ministro di Mariastella Gelmini. “Sono dispiaciuta del linciaggio che Lupi ha ingiustamente subito”, ha dichiarato la coordinatrice lombarda di Forza Italia. “Lupi è una “persona perbene”, ha aggiunto, e da un punto di vista politico “bisogna forse vedere l’aspetto positivo: oggi non è più ministro, ma il fatto che si possa dedicare pienamente alla politica credo faccia di Lupi una risorsa importante per il centrodestra”.

Lupi per la Gelmini è una “risorsa del centrodestra”

Il messaggio è chiaro. E va oltre l’umana considerazione verso l’ex ministro. Politicamente ed elettoralmente, Lupi può contare su un bacino di voti assai consistente in Lombardia, in particolare a Milano. Nelle ultime elezioni europee, è stato eletto ottenendo un ragguardevole successo personale. Ha poi deciso di continuare a fare il ministro. Ma si sa che ha sempre  coltivato l’idea (e il sogno) di salire a Palazzo Marino. Non ha fatto mai mistero. D’altro canto, l’amministrazione Pisapia, eletto con i voti di Sel, non ha più il vento nelle vele. Anzi, tra i milanesi serpeggia una crescente delusione. In più, c’è Di Pietro che cerca di rifarsi una verginità politica, inseguendo il movimento di Grillo e cavalcando, ancora una volta, il tema della lotta alla corruzione e alla tangentocrazia. Un ritorno al passato, in quel di Milano, che lo erse a immacolato difensore della moralità pubblica. Anche lui, gettata la toga e vestiti i panni del politico, ha avuto poi le sue disavventure. La Gabanelli,, in un memorabile servizio di Report, lo scuoiò e lo vivisezionò, mettendolo sulla graticola per la gestione delle finanze del partito e non solo per quelle. Tempo passato. Ora il Nostro, forte della decisione di non aver confermato Incalza quando era ministro, torna ad agitare la mannaia del censore.

Lupi e la rivincita di Berlusconi a Milano

E il Pd di Renzi? Al momento, su quel fronte tutto tace. Si sa che il gradimento nei confronti di Pisapia è solo un pallido ricordo. In più, c’è ora da capire come riproporre in periferia l’alleanza con il partito di Alfano, che ha sacrificato Lupi sull’altare del governo. Forse è presto per conclusioni affrettate. Ma il rebus di un Lupi che possa offrire a Berlusconi la rivincita su Milano o di un Lupi che possa chiedere di essere risarcito dopo il gesto delle dimissioni, date senza l’ombra di un avviso di garanzia e in costanza di permanenza nel governo di ex colleghi indagati, sarà davvero un bel rebus da sciogliere. Lega di Salvini permettendo. La partita è aperta.