L’Unità torna in edicola, scongiurato il fallimento. Ecco perché ne siamo lieti

L’Unità torna in edicola. E la cosa ci fa piacere. Lo diciamo senza riserve mentali e con assoluta franchezza. Perché è fondamentale per la democrazia garantire il pluralismo nell’informazione. Tanto più quando dal dibattito politico, che è il sale della democrazia, rischiano di sparire testate storiche, giornali che hanno rappresentato un riferimento politico e culturale nel corso dei decenni. Lo diciamo  nella consapevolezza di difendere un principio che, spesso, in passato, è stato a noi disconosciuto da avversari talmente impastati di furore ideologico da arrivare a ritenere  il Secolo d’Italia, la nostra  testata, un giornale da eliminare.

L’Unità salvata dall’editore Guido Veneziani

Così non è stato. Il Secolo è riuscito a rinnovarsi e a riproporsi con forme tecnologicamente moderne , lasciando aperta una voce della Destra, pur in momenti politici complessi e difficili. Da queste colonne rivolgiamo un sincero bentornato al quotidiano fondato da Antonio Gramsci e un saluto ai colleghi che riprendono il lavoro, dopo mesi di incertezze ed angoscia. Il Tribunale ha dato il via libera al piano di salvataggio per evitare il fallimento. Lo ha potuto fare grazie ad un piano editoriale presentato dall’editore Guido Veneziani, che ha rilevato l’affitto della testata insieme alla Fondazione Eyu, che fa capo al Pd e che partecipa alla società al 5%.

Stefano Menichini alla direzione de l’Unità?

Veneziani è conosciuto per essere l’editore di alcuni periodi come Vero, Stop, Miracoli. Decisivo ai fini della decisione del Tribunale è stato l’accordo sindacale sottoscritto tra editori e lavoratori che prevede la riassunzione di venticinque giornalisti, meno della metà. Al momento della chiusura, nel luglio dello scorso anno, l’organico era di sessanta unità. Tra i nomi che circolano per la direzione i più accreditati sembrano quello di Stefano Menichini, già direttore di Europa, e quello di Gaia Tortora, conduttrice del telegiornale di La7.