Londra, Mosca, New York: la sinistra si pappa gli Istituti. E la cultura

Che fortuna essere di sinistra. Che gioia e che soddisfazione, immaginiamo, per  Marco Delogu, Olga Strada e Giorgio Van Straten essere, appunto, sinistra. Di quella sinistra dè cultura, quella che decide. E che nomina. Che non c’è da attendere più di tanto e il riconoscimento arriva. Perché il curriculum è già bello che pronto: denso come melassa. Perciò il pio Gentiloni, il ministro degli esteri più silente ed assente al mondo (dopo la Mogherini, in verità, ma il partito è lo stesso) non ha avuto né dubbi né problemi ad effettuare le nomine. E che nomine. Nomine di spessore. Nomine agli Istituti di Cultura italiana all’estero in scadenza. Prestigio e ossequio. Qualità e livello. Uno sguardo al cursus onorum e via. Via alla nomina di Delogu a Londra; della Strada a Mosca e, dulcis in fundo, di Van Straten a New York. Tutto d’un fiato. Tutto fatto. Perché la sinistra è una mamma. Mamma che protegge. E che, se stai dalla parte giusta, dimentica in fretta che magari sei stato per un po’ da quella sbagliata.

Londra, Mosca, New York

E perciò, appena può, ti sceglie. Gratifica e nomina a Delogu, che è un fotografo, ma che ha studiato con Spriano e Villari: due mostri sacri del vecchio Pci. Che è pure curatore di mostre (hai visto mai?) e regista (che male non fa) e anche editore (giubilo tra i colleghi de l’Unità): a Londra saranno faville. Gratifica e nomina a Olga Strada, che la fortuna se l’è trovata in casa, nascendo nella giusta famiglia, e che a Mosca perciò potrà ripercorrere la stessa “strada” del padre Vittorio, anch’egli (guarda il caso) alla guida dell’Istituto italiano di cultura nella fredda Russia del Pcus. E, infine, gratifica e nomina a Giorgio Van Straten, cursus veltroniano doc, consigliere Rai e alla Biennale nonché  presidente Agis. Vincitore di un “Viareggio” con “Il mio nome è memoria” da cui chissà, sarà tratto un film o, forse, una fiction per consentire ai lettori di provare l’ebrezza anche visiva del racconto. E magari congratularsi incontrandolo a spasso nella grande Mela.

Istituti di cultura

Ecco, state bene attenti: questa è la sinistra, signore e signori. Perciò, tanto di cappello. Onore al merito e ancora giù il cappello. Pura classe. Nulla a che vedere con quei beceri della destra. Quegli impresentabili che – giunti al governo –  dovevano trattare e contrattare, individuare con la massima attenzione il nome più giusto anche per la funzione più minimale. Imparagonabili. L’avrebbe potuto nominare, ad esempio, la destra, quella destra, un Pietrangelo Buttafuoco a capo dell’Istituto di Cultura più scalcagnato e lontano? No, no che non l’avrebbe potuto fare. Perché le sarebbe piovuto addosso di tutto. Che quello era e ancora è un uomo libero e un bieco fascista, perciò razzista, e retrogrado, e ringhioso, e ruspante e pure un poco islamico. Ecco, l’esempio è fatto solo per capire: la differenza è tutta qui.