Lite a sinistra. «Battisti ha cambiato vita, va liberato». «No, è un pluriomicida»

Non tutti hanno gioito per l’annuncio dell’espulsione di Cesare Battisti dal Brasile, perfino chi da sinistra fa il forcaiolo al primo avviso di garanzia ma agli amici, soprattutto ai pluriomicidi, concede perdoni e assoluzioni con lo spirito francescano della conversione del lupo. È il caso di Andrea Colombo che sul Manifesto, qualche giorno fa, aveva derubricato la vita criminale del compagno Battisti a parentesi temporanea su cui, ormai, chiudere un occhio invece che “aprire un circo”. «Quel che rende assurda l’ossessione ita­liana – scriveva Colombo, (qui l’articolo integrale) per l’ex dete­nuto comune poli­ti­ciz­za­tosi in car­cere e poi diven­tato, dopo l’arresto nel ’79 e la fuga dal car­cere nell’81, scrit­tore di suc­cesso è l’assenza di qual­siasi peri­co­lo­sità sociale. Bat­ti­sti ha cam­biato vita da ormai 35 anni, con il mili­tante armato degli anni 70 non ha più nulla a che spar­tire, ha pagato i suoi cri­mini con anni di galera e con una vita spesa a fug­gire da un paese all’altro. Potrebbe bastare. Dovrebbe bastare». Fa sorridere l’idea che Battisti abbia sofferto per la latitanza in Brasile, tra palme di cocco, trenini brasiiani e spiagge incantate.  Ma non fa sorridere (ma non c’è nulla da sorridere) solo coloro che a destra hanno salutato con soddisfazione la decisione di rispedire l’ex terrorista in Italia (almeno si spera), ma anche chi a sinistra milita da anni e con un ruolo di rilievo nel campo dell’informazione, come Antonio Padellaro, ex direttore del Fatto Quotidiano.

Battisti e le bacchettate di Padellaro

Padellaro, sul Fatto di due giorni fa, ha ribattuto punto su punto alla logica da compagni che sbagliano del Manifesto. «Il problema è che su Battisti pende non “un’assurda ossessione”, bensì una condanna definitiva all’ergastolo per quattro omicidi. Ma se anche una giustizia immaginaria inviasse a Battisti un messaggio del tipo: “Tutto perdonato, sei un grande scrittore, ritorna pure tranquillo”, resterebbe un quesito: e le vittime? Se sia vero che Battisti ha già “pagato i suoi crimini”, fuggendo da un paese all’altro, potremmo chiederlo ad Alberto Torregiani che, da 34 anni, vive paralizzato per un colpo sparato durante la rapina alla gioielleria di famiglia che costò la vita a suo padre Pierluigi e a un cliente e per cui Battisti fu condannato come organizzatore».

Padellaro, a differenza di Colombo, ragiona senza schemi ideologici, ma con la logica del citadino a cui qualcuno racconti l’esilio dorato di un pluriomocida e la rabbia delle sue vittime, come Torregiani: «Poniamo che la sua opinione non sia sufficientemente serena, si potrebbero interpellare allora i detenuti del carcere di Rebibbia. Un gruppo dei quali, grazie all’associazione Antigone, ha periodici incontri con i giornalisti, compreso chi scrive. Condannati a lunghe pene e anch’essi dotati del dono della scrittura, ma di cui nessuno sa niente. Chiediamoglielo se, per il fuggitivo di successo Cesare Battisti, può bastare così».