Libia chiama Italia: «Tolga l’embargo delle armi. L’incubo Isis ci unisce»

«Non è una guerra interna, ma il conflitto è tra l’esercito libico e il terrorismo»: è questa la rapida disamina di Aquila Salehpresidente del parlamento di Tobruk, proposta parlando con i giornalisti in un albergo al Cairo. Un quadro della situazione netto e reso senza troppi giri di parole, soprattutto quando si arriva al nocciolo della questione: «Ci attendiamo che l’Italia giochi il suo ruolo nel levare l’embargo sull’esportazione di armi verso la Libia e nell’addestrare le nostre forze armate e i servizi di sicurezza», ha aggiunto Saleh sostenendo nuove necessità e lanciando altre proposte per fare fronte al potere maturato in Libia dal fronte organizzato di terroristi contro i quali, ha ricordato il presidente del Parlamento riconosciuto dalla comunità internazionale, il Paese ha riunito le forze di «un esercito legittimo che – ha ricordato Saleh riferendosi a se stesso – risponde e obbedisce al Capo delle Forze armate, il quale è il presidente della Camera dei rappresentanti».

La Libia e l’«auspicato» ruolo dell’Italia

Ma Saleh, auspicando che «l’Italia giochi un ruolo importante» in un eventuale pattugliamento del Mediterraneo per impedire che le armi giungano a gruppi terroristici», specifica anche di aver ricevuto rassicurazioni in tal senso nel corso dell’ultimo incontro di sabato scorso a Roma fra Paolo Gentiloni e il collega libico Mohamed al-Dairy, quando a proposito di «un atteggiamento serio e chiaro dell’Italia siamo stati rassicurati nel momento in cui il ministro degli Esteri italiano ha ricevuto il suo omologo libico», e «quando il primo ministro italiano ha parlato a Sharm el Sheikh», ossia quando Matteo Renzi, alla Conferenza sullo sviluppo economico dell’Egitto di venerdì scorso, ha garantito che «l’Italia sostiene l’Egitto nella sua politica sulla Libia e ciò significa che anche l’Italia sostiene la Libia nella sua lotta contro il terrorismo». Anche perché, ribadisce ad adiuvandum Saleh nella sua chiacchierata con la stampa, «c’è un consenso internazionale sul fatto che il terrorismo è un pericolo per tutto il mondo: se i terroristi entrano in Libia andranno anche a Roma, e in Egitto, e dappertutto», ha chiosato suggestivamente il capo del parlamento di Tobruk.

Tra Libia e Italia il nodo “immigrazione”

Libia e Italia? «Siamo vicini, ci separano solo 300 chilometri di mare. L’immigrazione clandestina è un motivo di inquietudine per il popolo libico e rappresenta un problema per quello italiano perché può costituire un problema di sicurezza per l’Italia», ha ricordato ad hoc Saleh mettendo il dito nell’annosa piaga. Poi ha aggiunto: «Rifiutiamo che il nostro paese divenga un “teatro” per il terrorismo e che le ricchezze del popolo libico siano trafugate, ha detto Saleh ricordando come «l’Italia e la Libia siano unite da storici rapporti di amicizia». «Le relazioni tra i due Paesi sono molto buone», ha concluso Saleh, non senza tralasciare di dire che «vi sono relazioni economiche forti fra l’Italia e la Libia, in nome delle quali auspichiamo che i rapporti tornino alla normalità quando sarà ricreata la stabilità, perché c’è bisogno della competenza italiana». E prontamente è arrivata una replica: «Se il governo dovesse dare il via a un intervento in Libia, noi siamo pronti», ha assicurato da parte sua il neocapo di stato maggiore dell’Esercito, il generale Danilo Errico, che intervistato dal Corriere della Sera però ha anche precisato: «Ci sono azioni diplomatiche in corso, la situazione è complessa, si sta cercando la costruzione di un consenso internazionale e ogni decisione dipenderà da questo consenso».