L’assurda inchiesta su Ruby è costata 500 milioni di euro agli italiani

Quanto è costata l’inchiesta Ruby alle casse dello Stato? Una domanda da un milione di dollari a cui Il Tempo prova a dare una risposta, stimando, sulla base dei costi di pm, funzionari, intercettazioni, polizia giudiziaria e costi fissi dela giustizia, una cifra intorno ai 600mila euro. Libero, invece, con una stima che tiene conto delle conseguenze economiche dovute alla “persecuzione” di Berlusconi per un processo rivelatosi sbagliato, tra Pil in calo, dispccupazione e spread, arriva a valutare un danno per l’Italia di 500 miliardi di euro. Miliardi, sì, avete letto bene.

Le cifre dell’inchiesta su Ruby

In sei mesi di imdagine su Ruby, secondo la Procura di Milano, sono stati spesi 26mila euro solo per intercettare le telefonate, altri 39mila euro sono stati usati per trascrivere le conversazioni. Mille euro è il costo giornaliero del noleggio della particolare apparecchiatura che localizza sul territorio le celle telefoniche usate da una determinata utenza di cellulare. Duecento euro sono le spese di trasferta sostenute dai poliziotti incaricato dai magistrati di fare delle verifiche relative all’indagine in alcuni alberghi della riviera di Rimini. Nell’intera operazione sono stati impegnati almeno cento poliziotti, per tutta a durata delle indagini, distolti da altri compiti, con un costo medio di cento euro al giorno lordi. Alla fine, scrive il Tempo, calcoli alla mano, l’indagine di Ilda la Rossa tra costi fissi e costi variabili ha gravato sulle casse dello Stato per quasi 600mila euro, una stima prudenziale, senza i costi degli stipendi dei giudici e dei cancellieri, del personale amministrativo, le fotocopie e via dicendo.