«Israele ha spiato i negoziati con l’Iran»: la spy story che irrita gli Usa

Appena rieletto Benjamin Netanyahu si ritrova alle prese con un caso diplomatico con gli Stati Uniti. A rivelarlo è il Wall Street Journal online, spiegando che Israele, l’anno scorso, ha spiato i negoziati tra Teheran, gli Stati Uniti e altre potenze mondiali sul programma nucleare iraniano. Tel Aviv ha immediatamente smentito i contenuti dell’inchiesta, in cui però si riferisce anche dell’irritazione di Washington per l’accaduto.

Un’azione per «minare la diplomazia» Usa

L’operazione, ha rivelato il giornale, faceva parte di una campagna di più ampio respiro del governo Netanyahu per contrastare il possibile accordo. Non solo lo spionaggio tradizionale, quindi, ma anche informazioni acquisite attraverso briefing riservati degli Stati Uniti, informatori e contatti diplomatici in Europa. E, soprattutto, un’azione di “lobbing” in cui le informazioni carpite illegalmente venivano girate da Tel Aviv ad alcuni parlamentari americani, in modo da indebolirne l’appoggio all’accordo, volto a limitare il programma nucleare iraniano. «Una cosa è lo spionaggio reciproco tra gli Usa e Israele, un’altra è il furto di segreti americani da parte di Israele per poi passarli ai parlamentari Usa per minare la diplomazia americana», ha detto un alto funzionario. La Casa Bianca ha scoperto l’operazione quando le agenzie di intelligence americane che spiavano Israele hanno intercettato comunicazioni tra funzionari israeliani con dettagli che, secondo gli Usa, potevano provenire solo dai colloqui riservati.

La reazione di Israele

Da parte sua, Israele ha negato le accuse, spiegando di avere ricevuto le informazioni attraverso altri canali, inclusa la stretta sorveglianza dei leader iraniani che ricevevano le ultime offerte americane ed europee.  «Noi non spiamo gli Stati Uniti, né direttamente, né per vie traverse», ha detto alla radio militare il ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman, commentando il Wall Street Journal. «Con gli Stati Uniti noi manteniamo un atteggiamento di completa trasparenza», ha aggiunto Lieberman, sostenendo che «abbiamo le nostre fonti anche dall’altra parte». Un’allusione che ha fatto pensare all’Iran. «Le informazioni del Wsj, come minimo, non sono giuste», ha dunque concluso il ministro degli Esteri israeliano, mentre fonti nell’ufficio di Netanyahu hanno parlato di «menzogne», diffuse per danneggiare le relazioni fra Israele e Stati Uniti e in particolare la loro cooperazione di sicurezza.