Isis, la Legione straniera finanziata dall’Italia con le ong per le adozioni

La maggioranza, 3.000, sono partiti dalla Tunisia, praticamente a una manciata di chilometri dall’Italia. Destinazione: Siria. Per arruolarsi e combattere con l’Isis contro l’odiato Occidente. Ma, per quanto possano sembrare tanti, i foreign fighters tunisini che hanno abbracciato la causa dello Stato islamico lasciando il proprio paese per andare a uccidere sotto la bandiera nera dell’Isis, non sono, in realtà, che appena il 18 per cento del totale dei 16.287 terroristi stranieri partiti da ogni dove e che hanno giurato fedeltà alle truppe di Abū Bakr al-Baghdādī.
Certo la Tunisia ha dato un bel contributo in termini di terroristi. Ma anche l’Italia ha fatto la sua parte, per quanto piccola, lasciando uscire dalla sua frontiera 50 foreign fighters indottrinati nel nostro Paese e diretti verso il campo di battaglia mediorientale. E pronti magari, quando sarà necessario, a tornare in Italia per mettere a frutto gli insegnamenti sugli esplosivi impartiti loro dagli istruttori dell’Isis.
Nel complesso 43 Paesi, chi più, chi meno, hanno contribuito a fornire terroristi alla Legione Straniera dell’Isis. Con qualche sorpresa, ha scoperto il Financial Action Task Force (Faft), il Gruppo intergovernativo di Azione Finanziaria fondato nel 1989 a Parigi dai Paesi del G-7 per promuovere l’effettiva attuazione di misure legali, normative e operative nella lotta contro il riciclaggio di denaro e altre minacce all’integrità del sistema finanziario internazionale e poi costretto, nel 2001, ad ampliare velocemente il suo focus per affrontare la sfida della ricostruzione dei flussi finanziari attraverso i quali le organizzazioni terroristiche finanziano le proprie azioni.

L’Isis usa Money transfer e contrabbando per spostare i soldi

Appena qualche giorno fa il Financial Action Task Force, che, nel frattempo, ha incluso nel suo board 36 Paesi, ha rilasciato il più recente dei suoi report che dovrebbero rappresentare la Bibbia per i governi in tema di contrasto al terrorismo, visto che è oramai chiaro che l’unico modo per affrontare e vincere la sfida è quello di concentrarsi sulla chiusura dei flussi finanziari prima ancora che sulla contrapposizione militare e di intelligence.
Gli analisti del Faft hanno così spiegato come, per esempio, i seguaci di al-Baghdādī fanno fundraising per rimpinguare le casse dell’organizzazione attraverso Internet e i Social media, come trasferiscono il denaro attraverso i sistemi bancari, i Money Transfer o il contrabbando. E, soprattutto, hanno individuato nel meccanismo delle ong, le organizzazioni no-profit, la chiave di volta dello Stato Islamico per raccogliere fondi o altro materiale di supporto.
Invariabilmente il pensiero corre alle due sedicenti cooperanti Greta Ramelli e Vanessa Marzullo che raccoglievano fondi, appunto, per i ribelli siriani. E che si erano messe in testa di supportare le bande siriane portando loro alcuni kit medici da campo.

Banca italiana raccoglieva fondi per le adozioni usati dall’Isis

Fra i Case study che gli analisti del Faft mettono in evidenza nel loro ultimo rapporto per spiegare come molti soldi arrivino nelle casse di al-Baghdādī dalle donazioni di ignari cittadini a cause caritatevoli e degne di lacrima, c’è la vicenda del conto che venne aperto presso una banca italiana da parte di un’organizzazione con sede nel Nord Italia per la promozione di attività di beneficenza (per esempio adozioni a distanza) in Siria. Quel conto, rivelano gli analisti del Financial Action Task Force, «ha ricevuto depositi in contanti e bonifici per lo più piccole quantità) inviati da numerosi individui ed entità in Italia e in Europa».
«Una volta accreditati, i fondi sono stati poi inviati in Turchia dove sono stati ritirati per essere utilizzati per il loro uso legittimo finale, principalmente adozioni», spiega il Faft, ma «in una fase successiva, con riferimento a un numero limitato di trasferimenti, le indagini hanno rivelato che uno dei donatori è stato membro di un gruppo estremista situato nel Nord Italia, un’organizzazione volta al reclutamento di persone che avrebbero dovuto impegnarsi nell’estremismo violento. La successiva analisi finanziaria ha dimostrato,  alla fine – concludono gli analisti del Gruppo intergovernativo di Azione Finanziaria – che questo individuo, che successivamente è morto combattendo in Siria, ha utilizzato l’organizzazione come veicolo inconsapevole per i trasferimenti di fondi collegati alla sua attività terroristica».
Gli esperti del Financial Action Task Force, come si è visto, hanno ricostruito nel loro corposo rapporto di 45 pagine anche il numero dei 16,287 foreign fighters che hanno abbracciato la causa dello Stato islamico e la loro provenienza geografica. In cima alla lista, come si è visto, c’è la Tunisia che ha fornito 3.000 terroristi, in fondo all’elenco ci sono Qatar, Emirati Arabi Uniti e Bahrain dai quali sono partiti alla volta dello Stato islamico rispettivamente 15, 14 e 12 aspiranti kamikaze. In mezzo, nella lista, non manca praticamente nessuno. L’Italia ha dato il suo “contribuito” con 50 persone, la Russia con 800, la Gran Bretagna con 488, l’Australia con 250 individui, gli Stati Uniti con 130 persone. I cinesi che si sono arruolati sotto le insegne di al-Baghdādī sono stati 100, da Israele sono partiti in 20.

I Foreign Fighters al febbraio 2015

Fonte: FATF ISIL Financing Report 27 febbraio 2015

Totale 16.287 100.0%
Tunisia 3.000 18.4%
Arabia Saudita 2.500 15.3%
Giordania 2.089 12.8%
Marocco 1.500 9.2%
Libano 890 5.5%
Russia 800 4.9%
Libia 556 3.4%
Gran Bretagna 488 3.0%
Francia 412 2.5%
Turchia 400 2.5%
Egitto 358 2.2%
Pakistan 330 2.0%
Belgio 296 1.8%
Australia 250 1.5%
Algeria 247 1.5%
Iraq 247 1.5%
Germania 240 1.5%
Olanda 152 0.9%
Albania 148 0.9%
Stati Uniti 130 0.8%
Yemen 110 0.7%
Cina 100 0.6%
Sudan 96 0.6%
Spagna 95 0.6%
Danimarca 84 0.5%
Svezia 80 0.5%
Kuwait 71 0.4%
Canada 70 0.4%
Somalia 68 0.4%
Indonesia 60 0.4%
Bosnia 60 0.4%
Austria 60 0.4%
Ucraina 50 0.3%
ITALIA 50 0.3%
Norvegia 40 0.2%
Kirghizistan 30 0.2%
Irlanda 26 0.2%
Afghanistan 23 0.1%
Israele 20 0.1%
Finlandia 20 0.1%
Qatar 15 0.1%
Emirati Arabi Uniti 14 0.1%
Bahrain 12 0.1%