Iran, musiciste nel mirino: non possono suonare in pubblico

Fibrillazione nel mondo della musica in Iran, dopo che negli ultimi mesi sono stati cancellati numerosi concerti e imposte nuove restrizioni agli artisti e, in particolare, alle donne musiciste. In quella che sembra un’offensiva degli ultra conservatori – molti dei quali presenti nella magistratura – nei mesi scorsi sono stati cancellati concerti sia a Teheran che in altre città.

Proteste in Iran contro i concerti cancellati

Uno degli ultimi casi a Bushehr, dove un’esibizione del cantate pop Sirvan Khosravi è stato annullata per la seconda volta. Ma per le musiciste donne si è aggiunta in alcuni casi, oltre al divieto di cantare da soliste in vigore dalla nascita della Repubblica islamica, anche quello di suonare in pubblico. Per protestare contro questa situazione domenica, riportano alcuni siti in farsi, si è svolta una riunione alla Casa della Musica di Teheran, al termine della quale sono state firmate due lettere di protesta, una contro le recenti cancellazioni e l’altra contro le violazioni del diritto d’autore nel Paese.

Le critiche del ministro della Cultura

Ma le critiche agli annullamenti sono giunte anche dal ministro della cultura Ali Jannati, il cui dicastero è nel mirino dei conservatori, e che nei giorni scorsi ha accusato i responsabili delle cancellazioni di appartenere ad una corrente contraria all’arte. Il ministero della Cultura e della Guida islamica, ha detto Jannati, ha fra i suoi compiti quello di preservare i valori islamici, ma anche quello di autorizzare i concerti. Un magistrato, ha sottolineato, non può bloccarne uno autorizzato con il pretesto che sia “haram”, cioè vietato dalla legge islamica. Nessuno ha il diritto di insultare la comunità musicale che raccoglie decine di migliaia di persone, ha detto da parte sua il presidente della Casa della musica, Hamid-Reza Nourbakhsh, invitando gli artisti all’unità. Nei mesi scorsi, ha denunciato ancora Nourbakhsh, è stata vietata la presenza di donne musiciste nei concerti in oltre dodici province, sebbene i corsi di musica per le donne siano autorizzati.