Gruppi armati libici fanno affari d’oro con lo sbarco di immigrati in Sicilia

Sarebbero gruppi armati libici a organizzare, per autofinanziarsi, molti sbarchi di immigrati sulle coste italiane. Emerge da un’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo che da tempo indaga sui cosiddetti viaggi della speranza ipotizzando il reato di tratta di esseri umani. Da alcune intercettazioni emerge infatti un collegamento tra gli organizzatori della tratta, già identificati e indagati, e gruppi di miliziani libici. «Abbiamo guadagnato un milione di dollari», dice in una telefonata “ascoltata” dagli investigatori un personaggio che fa parte di un gruppo combattente. Ora i magistrati stanno cercando di ricostruire di quale tra le fazioni che si fronteggiano in Libia si tratti. Non si esclude che dietro gli sbarchi ci siano appartenenti all’Isis.

Il business degli immigrati

A confermare il collegamento tra i cosiddetti viaggi della speranza e le frange armate libiche anche un episodio accaduto a febbraio scorso a largo delle coste del paese nordafricano: una motovedetta della Guardia Costiera, impegnata nelle operazioni di soccorso di un gruppo di migranti, fu assaltata da uomini armati. Il personale della Capitaneria di Porto, temendo per l’incolumità degli extracomunitari che stavano per essere presi a bordo della motovedetta italiana, non rispose al fuoco. E i libici, che apparterrebbero allo stesso gruppo intercettato dalla dda, riuscirono a riprendersi il barcone usato per la traversata del Canale di Sicilia.