Il saluto romano non è reato se fatto allo stadio contro i comunisti

Il saluto romano? Sarebbe reato, apologia di fascismo. Ma se dall’altra parte i comunisti fanno il pugnetto, allora il gesto è considerato legttimo, una sorta di “legittima difesa”. I fatti. Il 3 dicembre del 2011, come racconta Libero a pagina 18,  quattro tifosi del Verona, in trasferta a Livorno, città notoriamente rossa, si esibirono in un saluto romano all’ingresso dello stadio e furono fotografati dalla Digos. Denunciati e rinviati a giudizio, sabato scorso sono stati assolti. La motivazione? Il gesto rientrava in uno scontro ideologico tra le due tifoserie. I legali sono riusciti a convincere il tribunale che i 4 non potevano fare proseliti perché circondati dai “rossi”.

La tifoseria livornese composta solo da comunisti

La tifoseria livornese è solita inneggiare a Che Guevara, intonando “Bella Ciao”. E anche nella partita con il Verona le provocazioni comuniste non mancarono. Ma alla fine furonoi quattro ultrà dell’Hellas furono accusati “di aver compiuto manifestazioni esteriori usuali del disciolto partito fascista nell’eseguire il gesto del saluto romano”. Le motivazioni non saranno pubblicate prima di 30 giorni, quindi verosimilmente solo tra un mese si potrà capire perché il giudice non ha accolto le richieste del pm Alessandro Crini, che chiedeva una pena di 2 mesi e 20 giorni di reclusione. La sentenza di Livorno è in dissenso con quella della Cassazione, che lo scorso settembre aveva confermato la condanna per due simpatizzanti di CasaPound che, a un raduno neofascista, avevano salutato a braccio teso.

«Nessun atto discriminatorio»

Gli assolti sono Giovanni Andreis, 23 anni di Sommacampagna, Andrea Morando, 38 di Pescantina, Sebastiano Zamboni, 25 di Bussolengo, e Federico Ederle, 45 di Grezzana.  Come riporta Il Tirreno, i legali nell’arringa finale hanno sostenuto: “Il pericolo, con quel gesto, di far aderire all’ideologia fascista altre persone, come da art. 2 della legge Mancino, è infondato perché nell’occasione si confrontavano due tifoserie che sono ideologicamente avverse, dunque nessuno dell’altra fazione avrebbe potuto aderire a dettami fascisti”. Per poi aggiungere: “Non c’è stato nessun atto discriminatorio per quello che riguarda la razza, la religione e la nazionalità, visto che si tratta di due tifoserie italiane che professano la religione cristiano cattolica”.