Il risiko delle alleanze parte dal Veneto: Berlusconi con Salvini, Alfano con Tosi

Dopo essersi visti domenica sera si risentiranno anche domani Silvio Berlusconi e Matteo Salvini. Ma l’intesa tra il Cav ed il leader leghista sulle regionali sembra ormai blindata ed è caduto nel vuoto l’ultimo appello di Angelino Alfano a Forza Italia, per fare delle regionali il laboratorio per la costruzione di un nuovo centrodestra con Area Popolare, ispirandosi al successo francese di Sarkozy, che ha stravinto sull’estremismo lepenista. Ma il Cavaliere, a quanto pare, avrebbe scelto un’altra strada. I punti essenziali dell’accordo Berlusconi-Salvini sono il sostegno convinto di Forza Italia a Luca Zaia in Veneto; il passo indietro della Lega in Liguria, dove Giovanni Toti sarà il candidato comune, (facilitato dai voti del leghista Edoardo Rixi); l’impegno di Salvini a non presentare liste di “disturbo” in Campania (per favorire la corsa del governatore uscente Stefano Caldoro) e in Puglia, per evitare che i voti a centrodestra si frantumino troppo. In Toscana invece il Carroccio manterrà il suo candidato. Mentre si compone il puzzle delle alleanze Fi-Lega, ad Angelino Alfano, che questa sera ha visto a Montecitorio Flavio Tosi, non resta che trarre le dovute conclusioni. Vicinissimo l’accordo per il Veneto con Flavio Tosi (“Mancano i dettagli”, dicono fonti di Ncd in serata). “E sulla Campania ci saranno novità domani”, anticipa il coordinatore di Ncd Gaetano Quagliariello, mentre continua a correre voce che il premier Matteo Renzi starebbe spingendo per un passo indietro di De Luca, anche allo scopo di convincere Area Popolare a non appoggiare Caldoro e sostenere piuttosto un nuovo candidato del centrosinistra. Di certo Alfano ha più volte ribadito in queste ultime settimane che le scelte di Forza Italia nelle altre regioni, ed in particolare in Veneto, avrebbero condizionato le decisioni ultime di Ncd su Caldoro.

Dal Veneto un’intesa anche nazionale

Intanto si rinsalda il rapporto tra Alfano e Renzi, che oggi hanno avuto a Palazzo Chigi un lungo confronto sugli assetti di governo e sulla sostituzione di Maurizio Lupi, ex ministro delle Infrastrutture destinato ad occupare il posto di Nunzia De Girolamo come capogruppo dei deputati di Area Popolare alla Camera. Un cambio del quale si parla da tempo (caldeggiato, raccontano in Ncd, dallo stesso premier contro il quale la De Girolamo nelle ultime settimane è stata virulenta fino a spingere per l’appoggio esterno). A questo proposito è circolata oggi a Montecitorio una lettera, non ostile e garbata nei toni ma durissima nella sostanza, nella quale la De Girolamo viene invitata a convocare l’Assemblea del gruppo per il rinnovo delle cariche dopo la costituzione formale di Area Popolare (al Senato è già stato nominato Renato Schifani al posto del dimissionario Maurizio Sacconi). A firmarla diversi deputati AP (tra questi Pizzolante e De Mita). La De Girolamo ribatte dicendosi pronta a lasciare la poltrona di capogruppo alla disponibilità dei deputati che l’hanno un tempo eletta. “Sarei proprio curiosa di ascoltare le loro motivazioni”, butta lì però. C’è chi pensa che Alfano tiri le fila dell’operazione e la De Girolamo chiosa “ancor di piu’ non posso credere che il ministro degli Interni perda il suo tempo nell’organizzare trame di questo tipo, anche perche’ non ce ne sarebbe bisogno”. Prima di essere sfiduciata, potrebbe essere lei a lasciare.