I Ros ai magistrati: «Ecco come Lupi trovò lavoro al figlio Luca»

I Ros del generale Mario Parente ricostruiscono passo passo per i magistrati, che poi lo dettagliano compiutamente nelle carte dell’indagine sui Grandi appalti, come la cricca trovò lavoro al figlio del ministro Maurizio Lupi, l’ingegner Luca Lupi.
«L’8 gennaio 2014, Francesco Cavallo contattò Luca Lupi, figlio del ministro Maurizio Lupi, per “organizzare un po’ di cose”», scrivono i pm di Firenze ricostruendo la vicenda del lavoro trovato al figlio del ministro.
Perotti, scrivono i magistrati, riportando unto intercettato dai Ros, ha «procurato al figlio del ministro Lupi una collaborazione lavorativa i cui oneri sono stati assunti dallo stesso Perotti. Dalle conversazioni intercettate – quella dell’8.1.2014 tra Lupi Maurizio e Incalza Ercole, quella dell’8.1.2014 tra Incalza e Perotti e quella dell’8.1.2014 tra Perotti e Cavallo – emerge che l’interessamento del Perotti veniva attivato da Incalza Ercole (il quale a sua volta aveva incontrato Lupi Luca su richiesta del ministro Lupi) e che lo stesso Perotti informava di ciò Cavallo Francesco. Quest’ultimo, lo stesso giorno 8 gennaio, contattava Luca Lupi per “organizzare un po’ di cose”. Pochi istanti dopo era Perotti a contattare Luca Lupi».

Così il monsignore si attiva per procurare voti a Lupi

«Emerge, inoltre, che, in un primo momento, lo stesso Cavallo, in relazione alla ricerca di una soluzione lavorativa in favore di Lupi Luca, si attiva presso l’imprenditore Eccher Claudio, con il quale lo stesso ministro Lupi è in rapporti confidenziali. Successivamente, Perotti Stefano si rivolge al proprio cognato Mor Giorgio, tramite il quale fa stipulare a Lupi Luca un contratto di collaborazione – nell’ambito dei lavori oggetto della gara per la realizzazione della nuova sede Eni a San Donato Milanese – il cui onere economico è di 2000,00 euro mensili + Iva», scrivono i magistrati.
Peraltro nella richiesta di custodia cautelare i magistrati di Firenze ricostruiscono anche il passaggio precedente: «Allorché il ministro Lupi chiede ad Incalza di ricevere il figlio Luca, all’evidente fine di reperire una soluzione lavorativa in favore di quest’ultimo, lo stesso Incalza immediatamente si rivolge al Perotti, il quale subito si attiva».
D’altra parte sembra che tutti sgomitino per poter brillare di luce propria di fronte agli occhi del ministro. I magistrati citano, ad esempio, il caso dell’ex-delegato pontificio per la Basilica del Santo a Padova, monsignor Francesco Gioia, – noto alle cronache per aver celebrato le nozze della Valeriona nazionale con l’imprenditore siciliano Giovanni Cottone – che si attivò al fine di reperire “voti” per le “europee”, in favore di Maurizio Lupi». Monsignor Gioia, dal canto suo, viene anche citato nelle cartedei magistrati per una «richiesta insistentemente avanzata a Perotti Stefano, Cavallo Francesco e Incalza Ercole, tesa ad ottenere un intervento degli stessi per reperire, in favore del proprio nipote, un incarico lavorativo “a tempo indeterminato” ed in un preciso ambito territoriale» e per aver sponsorizzato un imprenditore, Luca Navarra, della Italiana Costruzioni, che ottiene così l’appalto per la costruzione del Palazzo Italia a Expo.