I quotidiani del 2 marzo visti da destra. Dieci titoli da non perdere

I quotidiani di oggi, lunedì 2 marzo, sono ancora dominati dall’effetto-Salvini e dalle reazioni alla manifestazione di piazza del Popolo. Grande spazio sulle prime pagine anche alla mobilitazione a Mosca degli oppositori di Putin dopo l’omicidio di Nemtsov e alle primarie del Pd in Campania che hanno fatto registrare la vittoria di Vincenzo De Luca, ex sindaco di Salerno sospeso dalle sue funzioni.

1) Lo Stivale delle tre leghe (la Repubblica, p. 1)

Ilvo Diamanti analizza le mutazioni della Lega di Salvini, non più forza separatista e federalista ma nazional-populista, con un duplice nemico: l’Europa dei burocrati e gli immigrati che ci invadono. Ma sbaglierebbe chi pensasse che la Lega è un fenomeno di antipolitica. Non è così: la manifestazione di Roma ha avuto il fine tutto politico di calibrare l’opposizione a Renzi e di lanciare la candidatura di Salvini come leader del centrodestra.

2) Molti nemici molto onore (Il Tempo, p.1)

Gian Marco Chiocci firma l’editoriale odierno del Tempo che apre con il titolo: “Tutti contro il fascioleghista Salvini”. Chiocci ricorda che l’indignazione per l’eloquio di Salvini a piazza del Popolo ha creato un collante “destra-centro-sinistra da far impallidire il patto di interessi del Nazareno”. A dispetto dei tanti nemici però Salvini utilizzerebbe una retorica efficace, che supporta un progetto politico che sembrava folle e che si sta rivelando possibile.

3) Salvini non s’illuda, senza Forza Italia non può sfondare (Il Giornale, p. 1)

Alessandro Sallusti avverte Matteo Salvini: se vuole puntare a Palazzo Chigi non deve su aree marcatamente di destra ma cercare i voti dei moderati e guardare a Forza Italia come alleato indispensabile e a Berlusconi come padre nobile di questa nuova destra perché seppe mettere insieme fascisti, leghisti, cattolici e socialisti. Se Salvini vuole i voti dei liberali e dei cattolici non può sfilare sotto le insegne di CasaPound.

4) Lo sfogo dell’ex Cavaliere: “I pazzi non li sopporto più” (Il messaggero, p.7)

Un retroscena di Mario Ajello dà conto del nervosismo di Silvio Berlusconi per la situazione in cui versa il centrodestra: dalle bizze di Fitto alle minacce di Salvini passando per Alfano che non vuole rapporti con il Carroccio. “Ma non lo vogliono proprio capire – è il pensiero di Berlusconi – che potremmo avere un’alleanza a cinque punte e Renzi sarebbe battibilissimo?”. Berlusconi pensa a uno schieramento che metta insieme tutti, da FdI a Passera, mentre se permarranno le attuali divisione la tentazione è quella di “mollare tutto”.

5) Nella piazza della destra salviniana il tramonto dell’intramontabile Silvio (La Stampa, p. 4)

Mattia Feltri annota come la piazza di sabato che univa destra e leghisti abbia di fatto archiviato la figura di Berlusconi. “non era mai successo – scrive – che una piazza di centrodestra fosse tanto disinvolta e spietata nel trascurare il Cav”. A riprova cita anche Pietrangelo Buttafuoco, intellettuale di riferimento di Salvini, il quale commenta che per battere Renzi ci vuole un leader connesso con la realtà: “Salvini lo è, Berlusconi no, Berlusconi è connesso con la realtà di sé”.

6) Così sta cambiando la destra, ma Salvini è solo una tappa (Corriere della sera, p.15)

Marcello Veneziani, intervistato da Massimo Rebotti, parla della piazza di Salvini definendola promettente ma avverte: “La destra italiana, in fuga dal berlusconismo, è dispersa: tra l’astensione, Grillo, magari è anche da Renzi. Salvini può raccogliere molti, ma è un leader transitorio, una ciambella di salvataggio”. In pratica il leader leghista non sarà il punto d’arrivo, secondo Veneziani, del ritorno alla politica a destra che la manifestazione di piazza del Popolo ha inaugurato.

7) Lo scatto del sindaco che ha resistito a tutti, da Bassolino al leader pd (Corriere della sera, p. 10)

Marco Demarco firma un ritratto politico del vincitore delle primarie in Campania Vincenzo De Luca. Antirenziano, antinapoletano, antibassoliniano, De Luca ha fatto dei suoi difetti un’opportunità, ha fatto credere che la sua arroganza fosse decisionismo, ha dimostrato che la storia del Pci non è affatto concluso con l’arrivo del liquidatore Renzi. Come è stato possibile? Perché la nuova classe dirigente di Renzi in Campania – Picierno e  Migliore – è stata surclassata dai toni “sudisti” di Vincenzo De Luca.

8) Putin, mandante troppo ovvio per essere vero  (Il Fatto, p. 4)

Leonardo Coen commenta l’omicidio di Boris Nemtsov sottolineando che di certo non giova a Putin, il quale ha affidato al generale Drymanov le indagini perché non vuole una versione di comodo. Putin “vuole capire se all’interno del Cremlino c’è qualcuno che gli rema contro, che vuole scalare la situazione. Una fronda che non ha apprezzato i negoziati di pace e la tregua con Kiev. E’ un’ipotesi che circola a Mosca” e che si lega all’idea che l’omicidio di Nemtsov è una provocazione per rilanciare l’isteria antirussa all’estero.

9) Melandri esperta in bugie, l’ultima performance è sullo stipendio del Maxxi (Il Giornale, p. 19)

Paolo Bracalini spiega ai lettori che il Maxxi non è più in pesante rosso, grazie a una legge “provvidenziale” che assegna dal 2014 in avanti un finanziamento di 5 milioni. Inoltre Melandri aveva detto che avrebbe lavorato gratis. Falso. “Il suo compenso è diventato di 91 mila euro l’anno, più un premio di risultato fino a 24 mila euro”. E i biglietti? Quelli sono calati. Il Maxxi ha incassato 900mila euro nel 2013 a fronte di 1,3milioni nel 2011.

10) Multe in calo, ma Milano incassa sempre di più (Il Sole 24 Ore, p. 3)

Interessante classifica degli introiti dei Comuni grazie alle multe pagate dai cittadini. Gli incassi scendono nel 2014 del 12,4% e solo Milano è in controtendenza raccogliendo dalle multe 140 milioni (+6%). A Roma, rispetto al 2013, nel 2014 gli introiti da multe sono scesi del 23,8%.