I quotidiani del 19 marzo visti da destra. I 10 articoli da non perdere

La strage al Museo del del Bardo di Tunisi, con i 4 nostri connzionali uccisi, domina i quotidani di oggi, giovedì 19 marzo, con ampi reportage e testimonianze di coloro che sono scampati all’agguato degli attentatori islamisti. Sul fronte politico continua il cannoneggiamento sul ministro Lupi, pur non ancora indagato, riguardo al coinvolgimento nell’inchiesta sulle grandi opere. Attenzione viene dedicata alle “frustate” di Fabrizio Barca al Pd e alle mosse del centrodestra per le regionali.

1) La Tunisia e i  segnali trascurati (Corriere della Sera, pagina)

Nell’editoriale di Sergio Romano, l’ex ambasciatore argomenta che i fatti sanguinosi del Museo del Bardo non sono avvenimenti «imprevisti e imprevedibili». Abbiamo trascurato molti segnali. Sapevamo che «da mesi l’esercito combatte sul confine algerino contro le bande scalfite che hanno rapporti organici con i gruppi terroristi» e sapevamo, prosegue, che da tempo la Tunisia era il “vivaio” di reclute per le milizie dellIsis. Questo significa che nessuna paese musulmano può considerarsi «immune dal contagio dell’Isis. Romano considera «sperabilmente soltanto un episodio» nella vita del Paese quanto accaduto considerando la Tunisia la democrazia ha buone possibilità per crescere

2) «Li abbiamo visti sparare, erano ragazzini» ( Libero, pagina 5)

Testimonianze dalla nuova “mattanza” islamica sul quotidiano diretto da Belpietro. Un articolo che racconta tante storie che si incrociano: “fortunati” che all’ultimo memento hanno disertato la “gita” al museo, per i capricci del figlio e testimoni oculari, scampati all’orrore, che raccontano di un altro orrore: il reclutamento di bambini da parte dei terroristi dell’Isis. E poi le urla, gli sms, le telefonate disperato ai parenti.

3) E il Califfo elogia gli autori del massacro (Repubblica, pagina 10)

Sono tunisini i due terroristi uccisi al Bardo durante il blitz antiterrorismo. È da qui che parte il maggior numero di combattenti dell’Isis, leggiamo sul quotidiano che fa una mappa delle bande islamiste che stringono la Tunisia ai confini con la Libia e in Siria.Il focus prosegue segnalando i punti caldi della galassia jihadista.

4) Far finta di niente non ci salverà ( Il Tempo, prima pagina)

Nell’editoriale del quotidiano romano si spiega come «impegnati a vivere alla giornata e a convivere con il futuro incerto, ci siamo presto dimenticati di essere tutti Charlie»,. Il mostro è tra noi, scrive Gian Marco Chiocci. «Prima lo capiamo e prima ci salviamo».

5) Ultimatum di Renzi: “Se resti al tuo posto non garantirò per te» (Libero, pagine 6)

C’è malumore per la cautela di Renzi sul ministro delle Infratrutture. Il retroscena di Laura Cesaretti racconta come il premier eviti di “incrociare” Lupi, argomentando che l’appoggio dei democrat non è affatto scontato. Al punto che qualconu azzarda l’addio all’esecutivo.

6) «Perché Lupi è finito sulla gogna mediatica senza essere indagato” (Il Foglio, pagina 1)

Privi di indizi e pieni di intercettazioni inutili i magistrati possono sputtanare chiunque grazie alla “discovery”. Una parola corrente nel processo penale, si legge nell’articolo, che ha rivoluzionato il processo penale, con paradossi e gogne mediatiche. Nell’articolo si spiega come Lupi sia solo l’ultima delle vittime, di un “metodo”.

6) «Tutti sistemati. Chissà se hanno telefonato per i loro figli in carriera» (Il Giornale, pagina 11)

Tutti a indignarsi per Lupi jr, ma nessuno si chiede se i rampolli dei leader democratici abbiano avuto l’aiutino. Dagli eredi dei presidenti alle ragazze di Veltroni e D’Alema, a Di Pietro jr che ha una poltrona in Regione grazie al padre, Paolo Bracalini fa una dettagliata rassegna.

7) Dalle carte spunta il nome del tesoriere Ds (Libero, pagina 11)

Imbarazzi a sinistra nell’inchiesta sule grandi opere. Spuntano favori e appalti alle coop: per i pm un indagato assumeva gente segnalata da Sposetti. Il nome di Ugo Sposetti, senatore del Pd e storico ex tesoriere  Ds, scrive Giacomo Amadori, è un nome che compare insieme ad altri nomi del Pd nelle carte dell’inchiesta “Sistema”.

8) «Le mani di “Ercolino” sull’arrivo dei fedeli nel Giubileo del 2000», (il Tempo, pagina 7)

«Quando c’ersa lui noi dovevamo studiare i flussi dei pellegrini che venivano a Roma», si legge nell’articolo di Andrea Ossino che cita una selva di intercettazioni che mette in evidenza un sistma che parte dagli anni Novanta.

9) Se c’è il patto in Veneto la Lega può rinunciare a correre in Campania» ( il Giornale, pagina 15)

Un retroscena di Francesco Cramer si focalizza sulle mosse del centrodestra: Berlusconi è al lavoro per ricomporre l’unità del centrodestra. E Salvini potrebbe farsi da parte per non togliere voti a Caldoro. Zaia è ottimista: «Dopo 5 anni di lavoro insieme l’accordo è vicinissimo».

10) Civati: diaspora nel Pd, anch’io sono indeciso» ( La Stampa, pagina 17)

Molto indicativa dei veleni interni al Pd l’intervista al dissidente Pippo Civati. La vittorira della Paita in Liguria non ha placato le divisioni. Alla fine la coalizione a sinistra del Pd candida Luca Pastorino, braccio destro di Civati e come lui contrario al Jobs Act renziano.