I numeri non perdonano: ecco perché Renzi e i suoi dicono “bugie”

Un tour nelle capitali «europee e mondiali» per raccontare il Jobs Act. Lo ha annunciato il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, sostenendo che «diversi amministratori italiani e europei di multinazionali dicono che siamo tornati tra i paesi in cui si può investire, siamo tornati competitivi». È stato poi a un incontro con le categorie che Poletti ha sostenuto che «quest’anno per le assunzioni ci sono 1,9 miliardi di sgravi e questo potrebbe portare fino a un milione di posti di lavoro», che è un «numerone, ma – ha detto il ministro del Lavoro – i primi sintomi ci sono».

 I numeri lo provano, italiani presi in giro

Stando ai dati presentati dall’Ufficio parlamentare di bilancio, però, la realtà sarebbe diversa e  la riforma del lavoro non sarebbe affatto quel successo che il governo va propagandando. Una denuncia arrivata da Renato Brunetta, sottolineando che «come si sa, con le bugie non si va lontano». «Ricordiamo ancora una volta a Renzi le sue stesse parole, pronunciate a Londra il 1° aprile 2014: “Vedrete nei prossimi mesi come il cambiamento nel mercato del lavoro porterà l’Italia a tornare sotto il 10% nel tasso di disoccupazione“. È passato un anno e siamo ancora ben lontani da questo mirabolante obiettivo. Basta prendere in giro gli italiani», ha detto il capogruppo di Forza Italia alla Camera, spiegando che «sui 79mila nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato sbandierati da Renzi e Poletti – ha aggiunto Brunetta – ormai l’imbroglio è stato svelato».

Cinque dati che non tornano

Brunetta ha presenta quindi il resoconto dell’Ufficio parlamentare di bilancio, chiarendo che «i punti critici» sono cinque:

1) Diffondere i dati sui nuovi contratti e non sulle cessazione. Una scelta cui si aggiunge la “furbizia” di usare per i confronti «l’orizzonte temporale di volta in volta più utile».

2) I dati sulle nuove assunzioni si riferiscono a gennaio-febbraio. Se ne ricava, ha spiegato Brunetta, che le assunzioni «sono frutto delle decontribuzioni» e «non certo del contratto a tutele crescenti del Jobs act», entrato in vigore a marzo.

3) La differenza tra le nuove assunzioni a fine febbraio 2015 «differisce di molto poco» rispetto al febbraio 2014. Inoltre, «i 79.000 contratti in più di Renzi e Poletti» sono la conseguenza dell’attesa delle aziende per l’entrata in vigore delle decontribuzioni.

4) I «“posti fissi in più” non sono nuova occupazione, bensì occupazione sostitutiva». Infatti «nella quasi totalità dei casi, si tratta di riconversioni di vecchi contratti».

5) «Per la decontribuzione delle nuove assunzioni il governo ha stanziato solo 1,9 miliardi, con un limite di 8.060 euro per ogni unità». «Ma quando le risorse finiranno – ha chiesto Brunetta – cosa succederà?»

Per Mineo è una «operazione maquillage»

Ma a definire «operazione maquillage» l’azione di Renzi sul lavoro è anche il senatore del Pd Corradino Mineo. «Sono andato sabato alla manifestazione di Landini. Ho visto tante teste grigie preoccupate su quello che sarà il loro futuro. L’operazione di Renzi sul lavoro è solo maquillage», ha detto Mineo intervenendo ad Agorà su RaiTre, per poi aggiungere che «l’ apprendistato ad esempio è un meccanismo che produce milioni di posti di lavoro in tutto il mondo. Ma se a noi mancano investimenti e una vera politica industriale che cosa potremmo mai produrre in un mercato globale?».