I musulmani vogliono presentarsi alle elezioni: ecco il partito islamico e la tv

La comunità musulmana si organizza, ha intenzione di scendere in campo anche in politica. E pianifica, in vari Paesi, la strategia per spuntarla. Conti alla mano, in ogni Stato la presenza di islamici è aumentata a dismisura e quindi gode di un notevole bacino elettorale. Ma occorrono anche altri strumenti, dalla televisione all’istruzione. I primi passi sono già stati fatti, in Italia già si è parlato di candidature e partito islamico. Poi il tentativo (riuscito) di imporre i propri diktat nelle scuole, con l’aiuto della sinistra, prima contro il crocifisso e poi contro il Natale, nonché il diritto degli insegnanti di portare in classe il velo islamico. Ora prende corpo l’idea di presentarsi alle elezioni e di conquistare la tv.

Il partito islamico scalda i motori

Il primo partito di ispirazione musulmana di Spagna, il Partido Renacimiento y Union de Espana (Prune), punta a essere un’opzione nelle urne alle prossime elezioni anticipate in Andalusia, il 22 marzo, e alle municipali e regionali del 24 maggio. Il Prune, che aveva già tentato di presentarsi alle precedenti elezioni, senza però riuscire a formalizzare la candidatura, spera di ottenere il sostegno di circa 1,7 musulmani che si stima risiedono attualmente sul territorio spagnolo. Anche se i dirigenti assicurano che il partito «si dirige a tutte le minoranze, sia etniche sia religiose». Uno dei promotori, Manuel Bugeiro, spagnolo convertito all’Islam, assicura che «il nostro obiettivo è portare quanto più in alto possibile la voce della nostra gente, che siano gitani, stranieri, musulmani o ebrei».

Altra tappa: una rete televisiva islamica

In Australia, invece, si lavora per preparare il terreno. Esponenti della comunità musulmana, infatti, hanno fondato una rete televisiva a Sydney, con uno studio costato l’equivalente di 700mila euro, per controbilanciare il trattamento dell’islam da parte dei grandi media. Si chiama “One Path Network” e produce video per il suo Canale YouTube, fra cui interviste con sceicchi locali sugli insegnamenti dell’islam e servizi di attualità. «Sono tempi in cui vi è molta pressione sulla comunità musulmana», ha detto il direttore della rete Maiaz Majanni alla tv nazionale Abc. «Purtroppo nei grandi media spesso siamo rappresentati in modo errato, male interpretati, e qui possiamo assicurarci di mandare messaggi chiari». Lo studio è finanziato da donazioni e operato da una squadra di oltre 20 volontari. I sostenitori comprendono personalità di spicco, sia moderati che conservatori, come il gran muftì d’Australia Ibrahim Abu Mohamed e il professor Mohamad Abdalla della Griffith University, apparsi in un video promozionale. La rete ha fornito la sua copertura di eventi di grande impatto, come il sequestro di 18 ostaggi in un caffè nel centro di Sydney lo scorso dicembre, finito tragicamente con un’incursione di forze speciali e l’uccisione di due degli ostaggi e del sequestratore, l’iraniano Man Haron Monis.