Chi è Hamadi, la guida-eroe di Tunisi che ha salvato la vita 30 italiani

Hamadi è la guida-eroe di Tunisi. «Sono iniziate ad arrivare le pallottole. Ero con trenta italiani del mio gruppo, per fortuna conosco il museo e siamo riusciti a fuggire dal retro. È stato un miracolo». Hamadi ben Abdelssalam è una guida turistica da oltre trent’anni. Lavora “solo con gli italiani“, e il 18 marzo nel museo è stato protagonista di un’impresa eroica, portando in salvo tutti i connazionali che facevano parte del gruppo.

Hamadi, la guida-eroe lavora solo con gli italiani

«Dopo aver lasciato la kasbah di Tunisi che era la prima tappa del programma – racconta Hamadi mentre davanti al museo una decina di persone manifestano contro il terrorismo – siamo arrivati qui verso le 11». «Dopo mezz’ora mi trovavo al primo piano, seguendo il percorso della visita del museo, a un certo punto abbiamo sentito le sparatorie. Ma lì per lì non ho capito, non pensavo fossero colpi di arma da fuoco. I miei clienti, avevo un gruppo di 47 italiani del pullman 26 di Costa, loro mi hanno detto: Hamadi, sono attentati», racconta ancora emozionato. «A quel punto sono arrivate delle pallottole. Ci siamo messi a terra: ci siamo divisi, 15 sono andati sulla sinistra e trenta sono rimasti con me sulla destra. Essendo della zona – lui abita a due passi dal museo – e avendo avuto la possibilità di andare tante volte il museo, conosco le varie uscite del museo e sapevo che ce ne era una sul retro. Siamo usciti e siamo stati protetti nella questura».

Dopo il terrore, la festa

«Al ritorno al porto, verso le 17, sono scoppiati i pianti, gli abbracci i baci. La gente dalla nave applaudiva. È stato un momento davvero molto emozionante». E i terroristi? «Per fortuna li hanno ammazzati: poteva andare molto peggio, potevano uccidere 100-150 persone». Hamadi non è l’unico ad essersi impegnato strenuamente: «Uno di quelli che era con me è rimasto ferito: sono rimasto con la moglie, poi sono andato all’ospedale, con altri colleghi per fare gli interpreti e aiutare. Ho trovato l’italiano che era con me, aveva lividi alle gambe perché è caduto. Si è alzato, e mi dice: “Hamadi, per fortuna che sei vivo”, e per me è stata davvero una bella cosa». È commosso, spiega di essere un musulmano praticante e che l’islam non c’entra nulla con il terrorismo. Poi un pensiero agli italiani: «Un grande saluto a tutti i turisti della Costa, ma soprattutto a quelli del mio pullman 26. Mi siete rimasti nel cuore».