Grillo tra “aperture”, perdita di identità e velleitari ripensamenti

C’era una vecchia trasmissione della Rai Tv degli anni Sessanta che faceva presa sul pubblico. Era intitolata “Non è mai troppo tardi”. La conduceva il maestro Alberto Manzi, che ne era stato anche l’ideatore, e aveva lo scopo di insegnare a leggere e scrivere agli italiani analfabeti. Il titolo di questo programma di successo è stato in qualche modo evocato da chi vede nella timida apertura di Grillo nei confronti di Renzi  un segnale di disgelo, un cambiamento di rotta, il voler in qualche modo mettere in movimento e rendere utili i voti raccolti sull’onda di un’antipolitica cavalcata in maniera irruente e colorita.

Grillo e la contaminazione istituzionale

Il pretesto della riforma della Rai, dello scardinamento (ormai invocato da più parti) dalla influenza e dal controllo dei partiti, rappresenterebbe, insomma, il primo passo del capovolgimento tattico-strategico dei Cinquestelle e un ingresso nella galassia delle istituzioni, di cui finora Grillo ha temuto la contaminazione. E’ il senso del “Non è mai troppo tardi”, appunto. Il senso dell’ingresso nel gioco politico, che è fatto di compromessi, di intese, di capacità di incidere e contare, di far valere la propria forza, evitando di ridurla alla marginalità. Non sempre però questa regola risulta efficace. Nè può essere applicata in ogni circostanza e per ogni caso. Il caso Grillo è molto più complesso di quanto si possa pensare. Il “Non è mai troppo tardi”, sul piano politico, non sempre funziona. I tempi della politica, a volte, non coincidono con gli interessi delle parti politiche. E questo ci sembra, ad una analisi attenta, il vero limite dell’operazione neo-aperturista del comico genovese.

Grillo come Guido Da Montefeltro

La forza parlamentare di Grillo, soggetta  ormai ad un costante, progressivo logoramento, tra espulsioni e abbandoni, si è di molto ridotta. In una intervista al Corriere, lo stesso Grillo ha ammesso qualche errore. L’impressione è che lo abbia fatto nel tentativo di ricrearsi una immagine, di apparire dialogante dopo aver riempito le piazze a colpi di “Vaffa” e inventato deputati e senatori tramite le reti mediatiche. Dall’antipolitica alla politica politicante, il salto, però, è tutt’altro che facile. Nella nuova dimensione il Movimento 5Stelle rischia di consumarsi e snaturarsi, di diventare prigioniero della “contraddizion che nol consente”. Come Guido Da Montefeltro, il valente condottiero noto per la sua astuzia che, alle soglie della vecchiaia, si pente e si fa frate francescano.  Dante, però, lo colloca all’Inferno.