Firenze, l’università nelle mani dei collettivi: salta l’incontro con Caselli

Chi parla all’università? Lo decidono ancora una volta i collettivi. L’ultimo caso arriva dall’ateneo di Firenze, dove un incontro con il procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli sulla lotta alla mafia è saltato per le minacce del collettivo di Scienze politiche. «È un personaggio assolutamente sgradito», hanno avvertito gli studenti dell’ultrasinistra, che per l’occasione avevano indetto un presidio e minacciato di non far parlare il magistrato.

Le minacce dei collettivi

Contro l’appuntamento, che si sarebbe dovuto tenere al Polo delle Scienze Sociali di Novoli, erano comparsi volantini e scritte sui muri, mentre sul web è iniziato a circolare un documento in cui il magistrato veniva definito «in prima linea nella repressione dei movimenti sociali di operai, studenti e contadini che nell’Italia degli anni Sessanta e Settanta rivendicavano un cambiamento rivoluzionario verso una società più giusta». «Dirigendo il cosiddetto pool anti-terrorismo Caselli diventa tassello importante della macchina repressiva dello Stato», si legge ancora nel testo.

La reazione di Caselli

È stato lo stesso Caselli a prendere la decisione di non partecipare più all’incontro, che tra l’altro era stato promosso dalla Sinistra universitaria, insieme all’associazione Libera. Il magistrato ha spiegato di aver maturato la scelta di non andare per evitare che organizzatori e studenti si trovassero «in mezzo a situazioni molto spiacevoli di intolleranza provocate da qualche facinoroso». «Un sedicente Collettivo di Scienze Politiche di Firenze si è messo di traverso scrivendo sul web che non mi vuole all’Università perché sono un nemico e darmi la parola sarebbe una provocazione», ha commentato Caselli, sottolineando che «le sofisticate analisi degli intellettuali del Collettivo sono affiancate e accompagnate da intimidazioni e comportamenti incivili, compatibili forse con lo squadrismo ma di certo non con la democrazia».

La reazione dell’ateneo e i precedenti

Di «una sconfitta per tutti» ha parlato il direttore del Dipartimento di Economia Gaetano Aiello, mentre il rettore Alberto Tesi ha preferito prendere tempo prima di commentare. «È un vento che soffia da tanto, una brezza diventata uragano considerato che a Novoli è sempre stata offerta la possibilità a ciascuno di imporre le proprie regole», ha commentato il coordinatore di Sinistra universitaria Aldo Iacona, secondo il quale «è ovvio che poi qualcuno crede di avere il diritto di decidere chi deve parlare e chi no». Ma il problema che ora fa indignare anche la Sinistra universitaria non è di oggi e, anzi, in ateneo si contano diversi precedenti: nel 2010 la furia dei collettivi si scagliò contro l’allora sottosegretario Daniela Santanchè, nel 2012 contro un convegno sulle foibe e nel 2013 contro il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco.