Lo accusa il pm che incriminò Tortora, la reazione di Fiori: «Mai rubato su Pompei»

«In Italia la corretta informazione è una merce sempre più rara. A differenza di quanto certa stampa vuole far credere, non sono un delinquente, né un ladro, né un dipendente pubblico infedele. Ieri la Guardia di Finanza non mi ha sequestrato 6 milioni di euro come riportato da alcuni organi di informazione per una ragione semplice: quella cifra non esiste». Lo scrive su “Il Mattinale” il coordinatore nazionale dei Club Forza Italia, Marcello Fiori, ribadendo quanto affermato ieri in conferenza stampa a Roma. «Quella somma – prosegue – non la possiedo, non l’ho mai posseduta né credo che la possiederò mai nella mia vita non essendo un giocatore del lotto. Non esiste nessun “bottino”, né alcun patrimonio che minimamente si avvicini a tale somma. Nessun un euro delle somme destinate a Pompei è finito nelle mie tasche. Nessun giudice terzo ha mai emesso una sentenza, di primo, secondo o terzo grado, su questa vicenda dichiarandomi colpevole di qualsivoglia reato. Comprendo – aggiunge – che certa informazione per motivi politici, editoriali o semplicemente per superba superficialità deve sbattere il mostro in prima pagina, ma hanno sbagliato bersaglio», dice, in riferimento alle “sentenze” già emesse da una parte della stampa italiana.

Quelle accuse a Fiori mosse dal pm di Tortora

«Ribadisco il concetto: nessuno – sottolinea Fiori – mi ha mai sequestrato 6 milioni di euro; non li ho; non li ho mai avuti, né ho ecceduto ai miei compiti di Commissario straordinario di Pompei. Ad oggi rispetto all’unica accusa che mi è stata mossa che è quella di abuso d’ufficio (e non certo quelle ancora più infamanti di frode e corruzione come riportato ad arte da alcuni presunti autorevoli commentatori dei “giornaloni”), mi difenderò con assoluta determinazione e nella piena coscienza della mia totale estraneità, nelle sedi opportune, cioè nel processo che è appena iniziato a Torre Annunziata. Processo avviato contro di me dall’allora Procuratore capo Diego Marmo, quello del caso Tortora». «Non mi faccio intimidire – aggiunge – né impaurire: non debbo rinunciare a nessun privilegio parlamentare non essendo io né deputato, né senatore. Continuerò a battermi per creare un’Italia più civile e libera soprattutto per tutti quei cittadini che non possono avere né voce né strumenti per difendersi dal protagonismo di certi magistrati e dalla ‘macchina del fango’ di certi organi di informazione», conclude Fiori.