Fascista da salotto… contro Salvini un nuovo (e inedito) epiteto

“Fascista da salotto” è epiteto nuovissimo di zecca. Il fascismo, pare, sia stato “riesumato” da Matteo Salvini. Per reazione anche l’antifascismo da museo ha fatto la sua ricomparsa nel proscenio della catacombale politica italiana. E ora arriva il “fascismo da salotto”. Che cos’è? E’ l’appellativo che il portavoce di Gay Center, Fabrizio Marrazzo, ha rivolto a Salvini il quale, ospite de La zanzara su radio24, ha detto di non essere d’accordo con le adozioni da parte delle coppie gay. “Se – dice Salvini – un bambino cresce con genitori o un genitore gay parte da un gradino più sotto. Parte con un handicap”. Fascista da salotto? Se lo è, anche sette italiani su dieci lo sono, visto che la pensano come lui secondo l’ultimo rapporto Censis.

Nei salotti non ci stava la sinistra?

Ma è interessante questa nuova definizione. Finora quella dei salotti era solo la sinistra, costretta dal tramonto delle ideologie a raccontarsi i propri pregiudizi e a coltivare le proprie manie appunto nei salotti, incarnando lo stereotipo del “rosso di lusso”. Un insoddisfatto, colto e frustrato progressista disilluso. E invece che roba è un “fascista da salotto”? Il fascista non era il rozzo e violento per definizione? Che c’azzecca Salvini con i salotti?

I salotti televisivi frequentati da Salvini

Va detto che i salotti televisivi e radiofonici li frequenta parecchio e da un bel po’ di tempo. Negli ultimi due mesi è stato il politico più presenzialista (73 comparsate e 24 ore di parole…) e sappiamo che è uno che ama sparare ad alzo zero per mettersi in sintonia con la rabbia di chi ascolta. Ora poi che deve azzerare l’effetto-Tosi c’è da aspettarsi un ulteriore crescendo dei toni da parte del leader leghista. Il fascismo da salotto resta tuttavia categoria lontana dal modello politico salviniano, più “di piazza e di panza” che di raffinato intellettualismo. Al limite, è più “fascista da salotto” un Borghezio, che afferma che il nazionalsocialismo non ha avuto uno storico come Renzo De Felice che ne raccontasse anche le “luci” oltre alle molte, inaccettabili, ombre. Eppure anche Borghezio come fascista da salotto è da scartare: in realtà il nazionalsocialismo ha avuto un gigante come George L. Mosse che ne ha narrato gesta e “forma”. E dunque pare che il “leghismo da salotto” sia un sottoprodotto d’epoca contemporanea, una specie di bluff mediatico, un logo da lanciare per dare timbro e spessore comunicativo al messaggio.

Il fascista è incompatibile con i salotti?

I fascisti con i salotti sono infine incompatibili, sia nella versione violenta e degradata del baubau nostalgico della dittatura mussoliniana sia in quella neoromantica che fa combaciare il fascismo con la pura azione, anarcoide e persino solipsista. L’Individuo Assoluto. Un fascista (da salotto?) forse non direbbe come ha detto Salvini “non affitterei la casa a un rom cencioso”, perché il fascista non ha nel suo orizzonte esistenziale l’attività dell’affittacamere e si concede due alternative: o cercar la bella morte o cercar la bella vita. Ma che dire: non ci sono più i fascisti di una volta? Pazienza. Anche le stagioni, signora mia, non seguono più le leggi di natura…