«Elettori e iscritti sono in fuga dal Pd, fermiamo Renzi»: l’affondo di Civati

Civati e la linea Pd, una separazione sempre in divenire. E mentre il leader dei dissidenti ci pensa ancora un po’, a Largo del Nazareno, dopo mesi e mesi di interminabili discussioni, fronde interne, faide irrisolte e disaccordi, molti tra inquilini ed elettori democrat scelgono la strada del divorzio politico. «È una diaspora, più che una scissione, un progressivo allontanamento di iscritti, elettori, tra cui molti miei sostenitori», riassume infatti intervistato dalla Stampa Pippo Civati (Pd), descrivendo in termini inequivocabili la situazione nel Partito democratico dopo la candidatura anti-Paita del civatiano Luca Pastorino in Liguria.

Pd, Civati denuncia: «È una diaspora»

Un crollo strutturale che mina nelle fondamenta unitarietà del partito e credibilità dei vertici in continua emorragia di consensi. «Non è una scissione di gruppi dirigenti: piuttosto è una scissione personale e collettiva che si manifesta in modi diversi», spiega entrando nel merito della questione Civati, che poi aggiunge anche: «Matteo Renzi non ha mai fatto nulla per ridurre questo divario, anzi ha solo e sempre fatto delle caricature». Pastorino – la candidatura dell’esponente civatiano in alternativa al Pd di Raffaela Paita ha ulteriormente spaccato la sinistra dem alle prese con le candidature alle regionali in Liguria – accusa ancora il dissidente, «ha posto un problema che rispecchia un disagio che vado segnalando da tempo, ma che è rimasto inascoltato».

Civati, la scissione c’è, ma non me ne vado

Ma tra capire e agire c’è di mezzo il mare: e infatti, assicura il numero uno dei frondisti interni, non è il momento (ancora?) di lasciare la casa madre, garantendo di contro una permanenza nel Pd troppe e troppe volte messa fin qui in discussione. «Con Pastorino ho vissuto la vicenda ligure e tante altre con molta sofferenza. Ma mi piacerebbe vedere il centrosinistra rappresentato dal centrosinistra», corregge il tiro Civati dalle colonne del quotidiano torinese. Quindi, al giornalista che gli chiede se non sia contraddittorio restare nonostante tutto nel Pd siffatto, Civati risponde: «Vivo queste contraddizioni sulla mia persona. Dicono che sono indeciso, ma non è così: mi dispiace vedere la sinistra divisa. È l’atteggiamento di chi si concede l’estremo tentativo di credere ancora nel progetto Pd». Un progetto, va però ricordato, continuamente messo in discussione da Civati e dai proseliti del rito dissidente da lui ormai istituzionalizzato a largo del Nazareno. Ha senso davvero, allora, ricucire ciclicamente gli strappi? «Finché credo di poter riportare alla ragione chi dentro il Pd la pensa come me – chiosa Civati – ma poi vota sempre sì alle riforme di Renzi, io rimango a combattere. Fino all’ultimo. Segnalo però che elettori, dirigenti locali e iscritti non sono tenuti a fare lo stesso». Come a dire, armiamoci… e partite.