Un nuovo corso per la Fondazione An? Ecco i favorevoli e i contrari

Suscita interesse e dibattito il futuro della Fondazione An e l’ipotesi che da qui a qualche mese possa cambiare forma, diventando il centro di aggregazione di un nuovo progetto politico, forse anche un partito. Si guarda all’assemblea dei soci che, come deliberato dal Cda della Fondazione, dovrà tenersi entro giugno. «Quella sarà la sede in cui si deciderà, finalmente, il destino politico della Fondazione», ha scritto su facebook Francesco Biava, che della Fondazione è vicepresidente. Intanto, a via della Scrofa il Comitato degli iscritti e degli aderenti, l’organo di indirizzo politico della Fondazione, ha eletto il presidente e cinque vicepresidenti: si tratta rispettivamente di Ignazio La Russa e di Carmelo Briguglio, Alfredo Mantica, Marco Scurria, Salvatore Tatarella e Marco Zacchera.

L’interesse per il futuro della Fondazione

All’argomento dedica un lungo articolo anche il Tempo, che ormai da settimane si interessa con assiduità quasi quotidiana di ciò che avviene intorno a via della Scrofa, scegliendo una chiave di lettura ben precisa: quella della presunta lotta per la spartizione del tesoretto. Che un dibattito, anche acceso, esista tra le diverse anime che hanno fatto parte del partito della destra italiana e che ora sono disperse è innegabile. Ma davvero si può ridurre tutto a una questione di soldi? In realtà, anche dalle dichiarazioni riportate nell’articolo si capisce che il confronto si declina principalmente su temi politici e che politiche sono le ragioni di chi è a favore o contro l’ipotesi di fare della Fondazione il luogo in cui riallacciare i fili della storia e della proposta politica della destra. Ragionamenti in cui la questione dei soldi si affaccia, certo, ma sembrerebbe più per ragioni strumentali che per altro.

Il mandato statutario di via della Scrofa

L’idea di lanciare un percorso per la riunificazione è «guardata con interesse» da Isabella Rauti, presidente di Prima l’Italia, il movimento che esattamente un mese fa ha promosso una convention per aprire «un confronto sulle idee e sui modelli organizzativi per ripensare, rilanciare, riaggregare la destra».  Lo stesso Biava, dopo le reazioni al suo post, ha chiarito che il suo auspicio è che «l’assemblea degli iscritti faccia quello che lo Statuto le dà il potere di fare: indirizzare il Cda per il miglior raggiungimento degli scopi e dei fini della Fondazione, anche per rispondere alle accuse di un certo immobilismo che provengono da più parti e rispetto alle quali non mi sento di dissentire minimamente».

La questione del “tesoretto”

Nessun piano segreto, invece, spiega Biava, per la spartizione del patrimonio della Fondazione: «Non c’è nessun gruppo di oscuri malfattori che cerca di impadronirsi di un fantomatico tesoretto, ma un semplice quanto dovuto richiamo alla democrazia e all’adempimento dei compiti statutari». A insistere sul tema dei soldi è soprattutto Francesco Storace. «Se su An c’è odore di soldi, nessuno potrà impedire di creare un altro, nuovo, grande movimento politico che profumi di destra e di Patria», ha detto il presidente della Destra, che non è iscritto alla Fondazione, essendo uscito da An nel 2007, ovvero ben prima che il partito si sciogliesse e conferisse il suo patrimonio ideale, oltre che economico, alla Fondazione.

La posizione di Meloni e Gasparri

Si concentrano su altro, invece, le motivazioni delle perplessità, anche forti, di Giorgia Meloni e Maurizio Gasparri. Anche il senatore di Forza Italia fa un passaggio sulla questione del “tesoretto”, ma nell’ambito di una riflessione che parte da un dato politico: «Se qualcuno avesse un’idea del genere, si aprirebbe un contenzioso infinito. Sbaglia di grosso – è la posizione di Gasparri – chi pensa di cancellare i propri errori politici creando un partito coi soldi della Fondazione». Anche per Giorgia Meloni, poi, l’idea di riallaciare i fili intorno a via della Scrofa, «è un modo per cercare di rieditare un qualcosa che non c’è più, per mettere in pista persone che hanno già dato, forse anche per provare a mettere le mani sul patrimonio. E quindi – è la conclusione della leader di FdI – non m’interessa».