Come un sultano ottomano Erdogan assolda gli assaggiatori anti-veleni

Come gli antichi sovrani dell’Impero Ottomano, anche il sultano Recep Tayyip Erdogan, loro grande ammiratore, è circondato da una squadra di assaggiatori con l’ incarico di impedire che qualcuno avveleni il presidente islamico turco. O, in qualche modo, lo uccida attraverso bevande o alimenti. Il suo medico personale, che è anche deputato del partito islamico Akp, Cevdet Erdol, ha rivelato al quotidiano Hurriyet che un team di cinque assaggiatori è in azione almeno 14 ore al giorno. Non mangiano e bevono personalmente come quelli dei veri sultani della Sublime Porta – che davvero correvano rischi seri – quanto è portato al loro superiore nel nuovo faraonico palazzo presidenziale (1150 stanze, mezzo miliardo di euro) che Erdogan si è fatto costruire in una foresta alla periferia di Ankara. No. Ma analizzano sistematicamente cibo e bevande prima che li consumi il presidente. I campioni sono trasmessi a laboratori di fiducia ad Ankara e Istanbul. «Qualunque cosa lui mangi o beva viene analizzata per verificare che non contenga materiali radioattivi, chimici, metalli pesanti, batteri». Tutto viene controllato non solo nel Palazzo Bianco di Ankara, ma anche durante i viaggi del “sultano” in Turchia e all’estero. Ormai, ha spiegato Erdol, gli assassini di personalità non avvengono più a fucilate, ma con metodi più sottili, spesso usando gli alimenti, nei quali possono essere introdotti veleni o sostanze radioattive. Per maggiore sicurezza a breve nel Palazzo del presidente turco sarà allestito un laboratorio, che si occuperà più in fretta e in condizione di assoluta sicurezza dei controlli.

Erdogan è al potere in Turchia da tredici anni

Signore incontestato della politica turca da ormai 13 anni, Erdogan, 61 anni, denuncia regolarmente, soprattutto quando è in difficoltà, complotti interni o stranieri contro di lui e contro il suo governo. Quello della lobby dei tassi d’interesse durante la rivolta dei giovani di Gezi Park due anni fa, della stampa internazionale dopo il disastro della miniera di Soma nel 2014, più di 300 morti, o ancora della confraternita islamica dell’ex-alleato l’imam Fetullah Gulen quando è esplosa la Tangentopoli del Bosforo che ha fatto tremare il suo governo nel dicembre 2014. La stampa governativa ha d’altronde accusato di recente Gulen e l’opposizione – che lo accusa di avere tendenze dittatoriali – di complottare per uccidere Sumeyye, 30 anni, figlia e stretta collaboratrice del presidente. Il suo influente consigliere Yigit Bulut, che secondo la stampa turca potrebbe diventare ministro dell’economia dopo le elezioni di giugno, si è detto convinto che misteriosi ambienti finanziari internazionali vogliano ucciderlo telepaticamente, ossia usando la telechinesi. D’altronde, ha detto Bulut, nel mondo rimangono solo «due grandi leader e mezzo»: uno ovviamente è Erdogan, l’altro il russo Vladimir Putin, mentre l’americano Barack Obama è dimezzato dal potere dei lobbysti.