Cina: anche nell’impero del dragone rosso l’economia comincia a frenare

La Cina ha abbassato l’obiettivo di crescita per il 2015 al 7% dal 7,5% dell’anno scorso. Lo ha detto a chiare lettere nelle scorse ore il premier Li Keqiang’s durante il discorso di apertura al Congresso del Popolo, il maggior appuntamento politico del Paese. I listini hanno virato subito al ribasso. Alle ore 8 italiane l’Hang Seng era negativo per l’1,16%, Shanghai scambiava a -1,17%. Il Nikkei ha invece chiuso leggermente sopra la parità (0,26% a 18.751,84 punti).

 In Cina guerre intestine e regolamento di conti

Nulla di veramente inedito. L’impero del dragone rosso, ha chiuso il 2014 con una crescita del pil al 7,4%, l’incremento più basso da vent’anni a questa parte. L’unica novità sostanziale è l’ammissione ufficiale del rallentamento e l’apertura di un non meglio precisato “nuovo corso normale”.

Al di là dei conti, la Cina sta attraversando una fase complessa: il partito-stato è dilaniato da feroci guerre intestine e regolamenti di conti interni, mentre la popolazione chiede con sempre maggior insistenza scuole, stipendi e pensioni migliori e cieli più puliti. I vertici del PCC sembrano in difficoltà e faticano a offrire risposte risolutive.

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