Altro che cibo sano: MacDonald’s e Coca Cola sponsor di Expo 2015

Altro che spazi riservati a ristoratori italiani emergenti e siparietti “cult” dedicati a chef stellati: Coca Cola e MacDonald’s, le due celebri multinazionali partecipano a Expo 2015, la prima come soft drink partner e la seconda come sponsor ufficiale. E la Rete insorge: «Come se Erode fosse testimonial dell’Unicef», si legge su Dagospia e su www.dissapore.com: Il dis-gusto corre sul web…

Expo, le tendenze in fatto di… sponsor

Ma allora, a fronte delle dichiarazioni d’intenti che nell’organizzazione e divulgazione dell’Expo, l’evento globale tra i più attesi dell’anno, hanno fin qui puntato su tradizione, sperimentazione e contaminazione di cibi doc e sani, che valore può avere – se non quello del riscontro economico – il fatto che McDonald’s e Coca Cola siano tra gli sponsor ufficiali dell’Expo 2015? Già: perché mai, si chiedono infatti molti degli internauti abituali frequentatori di blog intestati all’enogastronomia, le due multinazionali figurano come partner e marchi ufficiali di quello che dovrebbe essere l’appuntamento principe dedicato ad alimenti e piatti rigorosamente doc per garanzia salutare e provenienza culturale? E, soprattutto, come è possibile – ci si chiede ancora on line – che un pasdaran del made in Italy come Oscar Farinetti difenda una scelta del genere?

La “difesa” di Farinetti

«Essere contrari alla presenza di MacDonald’s e Coca Cola è una stupidaggine enorme. Il tema di Expo è nutrire il pianeta, ed è universale. Semmai dobbiamo parlare del perché nel mondo c’è ancora un 20% di malnutriti»: un assist, quello lanciato da Farinetti nel corso di un dibattito a Taste, la fiera del gusto organizzata da Pitti Immagine a Firenze, che rischia di culminare nel più discusso degli autogol considerando che a proposito di malnutrizione le bollicine dolci e colorate e i fast burger in serie non rappresentano certo la risposta opportunamente salutista e politicamente corretta all’annoso problema… E allora, il patron di Eataly prova ad aggiustare il tiro delle argomentazioni, da un lato provando a limitare la portata degli interventi proagandistici dei due brand internazionali – «non so cosa faranno Coca Cola e MacDonald’s, che è presente come main sponsor. La presenza non è così forte» ha detto Farinetti –; dall’altro, l’imprenditore toscanoarriva addirittura a spingersi fino a decantare le lodi imprenditoriali dei due colossi americani, ricordando come entrambi le multinazionali finite nel mirino di gourmet e puristi del culto culinario diano «lavoro a tante persone». Il che non sarebbe esattamente un motivo valido per sceglierli come marchio di fabbrica o sponsor ufficiale di una manifestazione intestata al cibo, preferibilmente sano e magari anche rigorosamente made in Italy… E a poco serve ribadire, come Farinetti non tralascia di fare, che essendo lui «amico dell’Ad di Coca Cola», insiste ogni giorno «affinchè tolga i coloranti dalla bevanda», o che con MacDonald’s si è parlato «di prodotto sano e pulito»… Certo, concordiamo con lui che «fare i no tav, no global e no tutto non serve», ma sperare di riuscire a «convincere le multinazionali a essere sostenibili» ci sembra davvero troppo. E se è sicuramente positivo il dato riportato da Farinetti secondo cui «Coca Cola sta investendo 2/3 nella ricerca per diventare sostenibili, e MacDonald’s ci sta provando», tutte queste argomentazioni non bastano. E come riportano ironicamente dissapore.com e Dagospia: «Meno male che ci prova»…