Carteggio Churchill-Mussolini? Le prove sono in altre carte, inquietanti

30 Mar 2015 18:58 - di Corrado Vitale

Carteggio Churchill-Mussolini, è un falso? Secondo Mimmo Franzinelli pare proprio di sì. Lo storico sta per mandare in libreria un volume, L’arma segreta del Duce (Rizzoli ed.) in cui si smonta la tesi delle lettere segrete tra lo statista inglese e il capo del fascismo. Il Corriere della Sera ha dato grande risalto alla notizia, con una articolo su due pagine, a firma Paolo Mieli, nel quale si enfatizza la smentita della «storiografia complottista». Tanto ardore liquidatorio lascia perplessi. Le manovre segrete della Gran Bretagna per condizionare la vita economica e mortificare la proiezione geopolitica italiana (prima e dopo la seconda guerra mondiale) emerge da numerosi documenti del Foreign Office, desecretati negli ultimi anni. In quelle carte si trova di tutto e di più. Tale circostanza aveva già da tempo ridotto l’interesse per il misterioso carteggio. Il quadro che emerge dai nuovi documenti è ben più ampio e ben più inquietante di quello che poteva risultare  dalle “lettere” segrete tra i due statisti. Una minima parte di questa documentazione è stata pubblicata in un libro uscito nel 2011 dal titolo significativo: Il golpe inglese (Chiarelettere ed.) di Mario J. Careghino e Giovanni Fasanella. E altro materiale può dare origine a una fiorente letteratura, non «complottista» ma di verità storica.

Una liquidazione frettolosa

Eppure, dal tenore dell’articolo di Mieli, sembrerebbe che il libro di Franzinelli dovrebbe mettere la parola fine all’indagine sui veri rapporti tra Mussolini e Churchill e (indirettamente) sui reali motivi del lungo interesse che la Gran Bretagna ha nutrito per l’evoluzione della politica italiana, al punto da originare manovre oscure e incoffessabili per limitare la nostra sovranità. «Perfino – scrive Mieli –  il più grande studioso italiano del fascismo, Renzo De Felice, non se l’è sentita di scartare l’ipotesi che quelle lettere siano realmente esistite. E invece si è trattato di un falso, un clamoroso falso che non ha neanche un aggancio con ciò che è realmente avvenuto». Insomma, tutto si sarebbe originato con la storia del carteggio e tutto dovrebbe finire con essa.

I retroscena del delitto Matteotti

In realtà, l’interesse di De Felice per i rapporti tra Mussolini e Churchill aveva una motivazione precisa, che risaliva agli oscuri retroscena del delitto Matteotti. Perché è proprio in quella vicenda del 1924 che ci sono scritti quasi tutti gli elementi del copione che si dispiegherà nei decenni successivi, a partire dalla subalternità dell’Italia (nei confronti della Gran Bretagna) in campo petrolifero. Ormai è accertato che il leader socialista fu rapito e poi assassinato dalla squadra capitanata da Dumini per le rivelazioni che si apprestava a fare alla Camera sulle tangenti pagate dalla Standard Oil a esponenti del regime che erano anche (e soprattutto) amici della Corona. E, proprio dalla Gran Bretagna, vennero sia le carte per Matteotti sia una possibile complicità nella sua eliminazione. Nella storia segreta dell‘intelligence inglese e della politica del Foreign Office riguardo all’Italia ci sono molte verità imbarazzanti per Churchill e per altri dignitari di Sua Mestà Britannica. Al cuore di queste manovre c’è sempre il controllo della ricchezza energetica e la posizione strategica dell’Italia nel Mediterraneo, al centro delle rotte petrolifere. Quella che il Corriere chiama «letteratura complottista» avrà ancora molto materiale da pubblicare. Carteggio o non carteggio.

Commenti