Caronia, fine di un incubo: gli incendi “inspiegabili” erano dolosi

Fine di un incubo. Con l’arresto del ventiseienne Giuseppe Pezzino, il cui padre è indagato per la stessa vicenda, i cosiddetti incendi inspiegabili a Caronia, il paesino del Messinese torna alla normalità. Nell’indagine coordinata dalla procura di Patti, i carabinieri hanno scoperto una serie di dettagli che ben si conciliano con la truffa e con i migliori trucchi cinematografici: l’uso del laser e altri marchingegni che riuscivano a ritardare le fiamme e consentire al giovane, dopo averle appiccate, di avere il tempo di mescolarsi alla folla e manifestare stupore. Gli insoliti incendi nella frazione di Canneto, in via del Mare, cominciarono nel 2004. A seguito di quegli episodi si formò un gruppo ministeriale di osservazione dei fenomeni, coordinato da Francesco Venerando Mantegna. L’ultimo rapporto degli esperti risale al 2008 e formulava come plausibili le «emissioni elettromagnetiche impulsive la cui origine poteva essere ipotizzata come situata in un punto imprecisato al largo del tratto di mare antistante». Il coordinatore del gruppo, però, precisava che la loro attività di monitoraggio era stata intrapresa successivamente al verificarsi dei fenomeni e che durante la loro permanenza sui luoghi essi non si erano verificati. Per i danni provocati dagli incendi alcuni abitanti avevano ottenuto risarcimenti in denaro. I fenomeni si interruppero nel 2008, ma nel luglio 2014 tornarono nuovamente a verificarsi. Ora l’indagine dei carabinieri ha fatto chiarezza, almeno sugli episodi dello scorso anno che sarebbero collegati proprio ai risarcimenti. «Sono sbalordito, non potevo a immaginare una cosa simile, avevo già intrapreso un percorso con l’assessore regionale al Territorio Maurizio Croce per far ottenere indennizzi ai residenti per gli ultimi incendi – dice il sindaco di Caronia Calogero Beringheli -. Mi sento preso in giro, ma voglio vederci chiaro anche per gli incendi che riguardano il 2004».

Caronia, il padre: «È un errore»

«È un errore – dice il padre dell’arrestato, indagato a sua volta e a capo del comitato cittadino che chiedeva sostegno anche economico alle istituzioni -. A me sembra impossibile che mio figlio sia riuscito a mettere in scena questi incendi che si sono verificati persino in presenza dei Vigili del fuoco, davanti alle telecamere delle Tv e mentre si realizzavano interviste e servizi». Una risposta al mistero c’è: il giovane avrebbe messo in atto gli incendi «usando tecniche tradizionali e anche un congegno laser. L’unico scopo era ottenere gli indennizzi – dice il procuratore capo di Patti Rosa Raffa – Riusciva a far manifestare la fiamma o l’incendio in un momento successivo a quello in cui appiccava il fuoco, così poteva farsi notare in mezzo agli altri quando l’evento veniva scoperto e non essere sospettato». Il procuratore spiega che non si sa se gli eventi del 2004 possano essere riconducibili ai Pezzino, però – sottolinea – «anche allora una commissione di studiosi aveva detto potesse esserci compatibilità con l’intervento umano». Intanto, Marco Morocutti, componente del Cicap (Comitato per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze, fondato da Piero Angela nel 1984), osserva: «Più volte avevamo detto che erano fenomeni normali. La Protezione civile ha messo in atto in passato ben 11 campagne di misurazione dei campi magnetici, con carotaggi in mare effettuati da navi oceanografiche. Nel 2006 avevo notato che i cavi all’interno dei muri erano intatti. Soldi pubblici sono stati spesi inutilmente».