Buttafuoco narra della chiappa bucata di Saviano mentre riscrive l’Inferno

Sarà certo un’allegoria e null’altro. Che poi Pietrangelo Buttafuoco la butta lì, appunto, quasi come uno scherzo. Ma se fosse vero il fatto sarebbe gustoso assai. Che, cioè, Roberto Saviano si sia ferito alle chiappe dimenticando di mettere la sicura alla pistola da difesa personale dopo averla distrattamente infilata nella tasca posteriore. La cosa vien fuori leggendo l’esplorazione ludica – commissionata da Il Fatto quotidiano allo scrittore siciliano – del noto cono infernale, partorito dalla fantasia di Dante. Com’è suo costume, Buttafuoco vi piazza all’interno figure e figuri dell’Italia di adesso. Ricamando un corposo merletto di pregi (pochi) e presunzioni (tante) che a scorrerlo è quasi terapeutico. Ed è così, perciò, che, sbirciando tra color che son dannati, ci si imbatte nel Vate indiscusso e inarrivabile della legalità e della giustizia.

L’Inferno di Buttafuoco

Possibile che gli abbia negato il Paradiso? Che l’abbia confinato tra le fiamme dell’Inferno? E proprio in quel cerchio? La risposta una cinquantina di parole dopo. Che descrive l’incidente occorso, ma che il dubbio lo lascia comunque intero: Sarà vero? Una burla? Il Fatto (appunto) è che Buttafuoco sconti non ne fa. E spiegazioni neppure ne dà.  Certo non mostra alcun rispetto. Cosicché lo precipita, lui, il Saviano nazionale, l’icona, il fustigatore di costumi col sopracciglio irsuto e l’aria perennemente intenta alla denuncia, nel cerchio settimo. Quello che nei suoi tre gironi contempla le posizioni dei violenti, degli omicidi, dei predoni insieme a scialacquatori, usurai e sodomiti. Una combriccola orripilante. Che a primo acchito può pure stridere con la luminosità comunque incontaminata del genio narrativo di Gomorra. Ma che se poi vai a ragionarci sopra, forse un suo perché c’è l’ha. O no?