Berlusconi non raccoglie l’appello di Ferrara a tornare con Renzi. Per ora

È difficile che a due mesi dalle elezioni regionali Silvio Berlusconi raccolga l’accorato appello di Giuliano Ferrara (prima sul Foglio e poi in un’intervista alla Stampa di Torino) e riabbracciare così Matteo Renzi ripudiando l’altro Matteo, quello – secondo Ferrara – «sbagliato», cioè Salvini. L’ex-direttore del Foglio è un maestro della provocazione feconda e intelligente ed è il primo a sapere che in politica, come nella musica, il tempo è tutto. E che nessuno, neppure un geniale sparigliatore come il Cavaliere, azzarderebbe a lasciare il certo per l’incerto a poche settimane dalle urne e, per giunta, mentre ancora “balla” il quadro delle alleanze nelle regioni al voto.

Ferrara: «Politicamente folle rompere con il premier»

Ciò premesso, la provocazione di Ferrara non merita di essere accolta con malcelata sufficienza o con una scrollatina di spalle, tanto più che nel confronto tra i “due Matteo” l’Elefantino non opera una distinzione “estetica”ma cala una vera e propria questione di sostanza politica. Ferrara, del resto, è di ascendenza comunista e, come tale, è imbevuto fino al midollo di quel “principio di realtà” la cui osservanza è regola aurea in politica. Non stupisce, quindi, se egli stenti a credere che a far brillare come una mina il patto del Nazareno sia stata la mancata condivisione del nome di Sergio Mattarella a presidente della Repubblica. No, a convincere Berlusconi a sotterrare l’intesa con il premier è stato – per Ferrara – solo «un capriccio» politicamente «folle». Un giudizio severissimo, ma non infondato: Renzi – ricorda sempre Ferrara – ha sempre riconosciuto la «centralità» di Berlusconi quale «capo dell’opposizione», che è poi l’equivalente della tanto sospirata legittimazione politica del suo “ventennio”, senza trascurare che l’attuale premier «addirittura realizza le cose» che il Cavaliere non è «riuscito a realizzare».

Il Cavaliere tace. incombono le Regionali

Da Arcore, per ora, non giunge alcun commento. Un silenzio fin troppo eloquente. D’altra parte Berlusconi è perfettamente consapevole che una volta smaltite le regionali, la questione della linea politica da assegnare a Forza Italia tornerà a farsi pressante. Appesantita, per altro, dai furori polemici tra Salvini ed Alfano, destinati con ogni probabilità a sfociare in rotture irrimediabili. A quel punto, delle due l’una: o Berlusconi riproduce un centrodestra bonsai oppure andrà a gettare lo scompiglio nel campo di Agramante, cioè il Pd, riprendendo a corteggiare Renzi. Ferrara, forse, deve solo avere pazienza.