«Basta profughi», a Pisa tutti in corteo con la pettorina: «Altri 70 no!»

«Basta profughi»: la mobilitazione corre sul web… e scende in piazza. Un’invasione sistematica, quella dei migranti richiedenti asilo all’assalto delle nostre coste e delle nostre frontiere, al collasso da troppo tempo e che le città deputate all’accoglienza coatta non tollerano più: letteralmente.

«Basta profughi»: Pisa scende in piazza

Per questo una folla è scesa in piazza per le vie del centro di Santa Croce sull’Arno (Pisa), pronta a manifestare la propria stanchezza rispetto all’accoglienza forzata di nuovi profughi. Il proprio secco e deciso no al possibile arrivo di 70 immigrati in città dopo che una cooperativa romana si era provvisoriamente aggiudicata il bando di gara della prefettura per ospitarli nell’ex albergo Cristallo, in pieno centro storico. Una decisione presa senza tenere conto del malcontento cittadino, della pazienza civile e della sopportazione umana arrivate ai minimi storici. Così, l’idea del corteo è nata su Facebook e subito ha raccolto numerose adesioni tra gli abitanti di santa Croce, culminando nella manifestazione dove, in una piazza gremita di tantissime persone, dalle più disparate convinzioni politiche e delle più diverse estrazioni sociali, tutti erano accomunati dalla pettorina gialla con la scritta «…Altri 70!? Adesso basta».

L’ombra di Mafia Capitale?

Un no all’arrivo di nuovi profughi elevato al quadrato anche dal rifiuto espresso da parte dell’amministrazione comunale che ha criticato la scelta della prefettura di non interpellare gli enti locali, e che nei giorni scorsi ha approvato a larga maggioranza una mozione contro l’arrivo dei richiedenti asilo. Martedì in prefettura si svolgerà una riunione con i sindaci: un appuntamento importante che potrebbe essere il passaggio decisivo per capire come si concluderà la vicenda. Tra l’altro, dopo le segnalazioni di alcune associazioni del territorio pisano, la prefettura ha anche avviato approfondimenti sulla cooperativa «Tre Fontane» di Roma che si è aggiudicata l’appalto, incaricando le forze dell’ordine di svolgere accertamenti. Secondo quanto si è appreso, la cooperativa romana ha la sede legale allo stesso indirizzo di altre coop lambite Mafia Capitale, e uno dei suoi amministratori risulta essere tra gli amministratori anche delle altre coop che fanno parte del consorzio travolto dallo scandalo. Altri validi motivi per rifiutare di accogliere altre ondate di profughi, e di incrementare un “business” che ricade pesantemente sulle spalle delle città in prima linea. E allo stremo delle forze e della sopportazione.