Banda larga, non banda Bassotti. Il governo ci risparmi un piano Rovati bis

Ve lo ricordate il piano Rovati, dell’autunno 2006? C’è da sperare che martedì, al Consiglio dei ministri in cui Renzi dovrà presentare un piano per la cosiddetta “banda larga”, eviti il bis di quel pasticcio prodiano. Intanto, il governo ha già dovuto smentire precipitosamente il testo che le agenzie avevano battuto anticipandone i contenuti. E per fortuna, perché era un “piano Rovati al cubo”.

Cerchiamo di capire – in maniera non tecnica, perché il tema è vastissimo e le aziende interessate hanno debolezze e e punti di forza molto diversi – di che cosa si tratta.

Il piano Rovati bis non è da prendere in considerazione

Premessa: l’Italia è in fondo alle graduatorie europee per utilizzo di Internet. Troppi italiani che non lo usano, bassa percentuale di case e imprese collegate con reti capaci di elevato download e uplodad, basso utilizzo dell’e-commerce, PA incapace di digitalizzarsi sul serio perché significa rivelare il proprio overstaffing e troppi costi impropri. Da molti anni a questa parte, la questione si centra su una domanda. Poiché al fine di potenziare l’offerta digitale serve un’architettura di infrastrutture fisse e mobili di trasmissione che necessita di alti investimenti – da 2 a 3 punti di Pil a seconda dell’ampiezza di banda da garantire al più dell’Italia, e in che arco tempore – è possibile immaginare la condivisione dei “pezzi” di rete e torri di trasmissione mobile che finora appartengono a ciascun singolo operatore, di tlc e televisivo?

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