Banche, verso l’accordo per il blocco dei mutui. Ma a chi giova davvero?

Doveva essere una norma a favore delle imprese e dei cittadini, ma rischia di dare troppo potere alle banche. È il “congelamento” per tre anni della quota capitale di prestiti e mutui, previsto da una norma della legge di stabilità e oggetto di un accordo tra Abi, imprese e consumatori che dovrebbe chiudersi la prossima settimana.

Cosa prevede l’accordo

La bozza dell’accordo, chiamato “Imprese in ripresa”, prevede che alla sospensione e all’allungamento dei finanziamenti possano accedere solo le Pmi senza «posizioni debitorie classificate dalla banca come “sofferenze”, “inadempienze probabili”». Inoltre, le aziende che ne fanno richiesta non dovranno avere «esposizioni scadute e/o sconfinanti da oltre 90 giorni». Le operazioni, si legge ancora nella bozza anticipata dall’Ansa, «saranno impostate su base individuale dalle banche o dagli intermediari finanziari che aderiscono all’iniziativa, senza alcuna forma di automatismo nella concessione del credito o realizzazione dell’intervento». Inoltre, nell’effettuare l’istruttoria, le banche, che si impegnano a fornire una risposta entro 30 giorni lavorativi, si atterranno al principio di sana e prudente gestione, nel rispetto delle proprie procedure, si legge, ma «ferma restando la loro autonoma valutazione».

Troppo potere alle banche

Ma secondo il firmatario della legge, il deputato del M5s Francesco Cariello, «lasciare piena discrezionalità alle banche nell’attuare il dispositivo di una legge dello Stato è assolutamente da evitare per raccogliere i frutti sperati dalla misura». «L’unica condizione che si sarebbe dovuta porre al mutuatario era la regolare corresponsione degli interessi al tasso pattuito sia per il passato che per il presente. La banca non può pretendere altro», ha aggiunto Cariello, secondo il quale «ogni altra pretesa o discrezionalità da parte della banca crea un grave danno allo sviluppo potenziale delle Pmi ed alla stessa sostenibilità dei bilanci delle banche».