Banche popolari, contro la riforma scende in campo il mondo cattolico

Un appello per le banche popolari: a lanciarlo sono quattordici associazioni cattoliche in prima pagina sul quotidiano Avvenire. “Una civile ricchezza”: è il titolo dell’editoriale nel quale si sottolinea “il rischio” nell’approccio del governo alla riforma è “quello di muovere verso un modello dove la diversità della specie viene sostituita dalla presenza di pochi grandissimi attori”. In altri termini sembra esserci “un riduzionismo che si alimenta dei miti del consolidamento, del risiko bancario e che identifica nell’anomalia delle banche a voto capitario il problema del Paese”.

Banche popolari espressioni del territorio

E invece – si legge nell’appello – “siamo da sempre un Paese ricco delle proprie differenze e della varietà dei nostri territori. Il nostro tesoro finanziario è la biodiversità che si alimenta di un fitto tessuto di fondazioni, banche cooperative e popolari e banche Spa ognuna con la sua specifica vocazione e un vantaggio comparato nel servire meglio una parte del nostro mondo produttivo fatto di grandi, medie, piccole imprese e artigianato”. A firmare l’appello sul giornale dei vescovi sono quattordici leader delle principali associazioni del mondo cattolico: Matteo Truffelli (Azione Cattolica), Giorgio Vittadini (Fondazione per la Sussidiarietà), Gianni Bottalico (Acli), Gianfranco Cattai (Focsiv), Antonio Salvio (Cvx), Carlo Costalli (Mcl), Don Adriano Vincenzi (Fondazione Toniolo), Sonia Mondin (Masci), Salvatore Martinez (Rinnovamento nello Spirito Santo), Rita Pilotti e Marco Fornasiero (Fuci), Gennaro Iorio (Movimento dei Focolari), Maria Pia Campanile Savatteri (Cif), Vincenzo Conso (Icra), Giovanni Paolo Ramonda (Comunità Papa Giovanni XXIII).

Banche al servizio delle imprese

Non è la prima volta che il quotidiano cattolico si occupa della riforma del credito cooperativo contenuta nel ddl del governo. Non solo per denunciare il ricorso alla decretazione in una materia complessa e delicata come quella della legge bancaria, di cui non si ravvisano i requisiti di urgenza e necessità previsti dalla Costituzione, ma anche per gli effetti che essa produrrebbe sul versante delle piccole e medie imprese produttive e artigianali. Si tratta di uno stravolgimento di quel mutualismo e del senso di appartenenza territoriale con cui la cooperazione bancaria ha contribuito a far cresce il Paese nel corso dei decenni.