Avitabile, Barra e Lanzetta in campo per il libro di Lettieri. Scoppia l’inferno

A giudicare da come una parte dei sostenitori della rivoluzione arancione abbia mal digerito la presenza di alcuni tra i più noti e amati artisti napoletani – da Enzo Avitabile a Peppe Barra, passando per Peppe Lanzetta – alla presentazione dell’autobiografia di Gianni Lettieri, sono opportune alcune riflessioni sulla manipolazione strumentale dell’arte ai fini del consenso politico.

Avitabile e gli “impresari di partito”

I protagonisti di questo processo sono, parafrasando Edoardo Bennato, gli impresari di partito. Razza particolare. Sdoganatori su commissione degli artisti. Cresciuti con la convinzione di essere alternativamente San Pietro o Caronte e di poter aprire la porte del Paradiso, o traghettare all’Inferno, chi non piega la propria arte e la propria cultura a fini politici. Alcuni di questi si muovono nel sottobosco napoletano a tinte arancioni con l’aria di chi ha ricevuto un mandato divino: asservire la libertà degli artisti per creare, strumentalmente, un lasciapassare popolare attorno ad una causa politica. Novelli Mangiafuoco cui dell’arte, intimamente, gliene frega nella misura in cui riesce ad ingrossare il proprio conto in banca e garantire l’auge al proprio protettore. Dura la vita degli artisti, quelli veri. Quelli che sono intrinsecamente, ontologicamente liberi ed indipendenti, quanto libera e indipendente è l’arte e la loro visione del mondo, della vita, delle cose, del trascendentale.

Gli artisti sono sempre ribelli

«L’artista – scrive Freud, che dedicò ampi ed affascinanti studi alla psicoanalisi dell’arte – è, originariamente, un uomo che si distoglie dalla realtà giacché non può adattarsi a quella rinuncia dell’appagamento delle pulsioni che la realtà inizialmente esige, e lascia che i suoi desideri di amore e di gloria si realizzino nella vita di fantasia. Egli trova però la via per ritornare dal mondo della fantasia nella realtà in quanto, grazie a particolari attitudini, traduce le sue fantasie in una nuova specie di cose vere, che vengono accettate dagli uomini come preziose raffigurazioni della realtà. Così, in certo modo, egli diventa veramente l’eroe, il re, il creatore, il prediletto, ciò che egli bramava di divenire e questo senza percorrere la faticosa e tortuosa via della trasformazione effettiva del mondo esterno». Preziose raffigurazioni della realtà, questi sono i doni che gli artisti fanno all’umanità. Vanno preservati, gli artisti, perché è grazie alle loro rappresentazioni se riusciamo a leggere con occhi diversi quello che ci circonda e che ci accade; perché arricchiscono la nostra anima e la nostra mente; perché attraverso le loro creazioni siamo meno soli; perché nel corso dei secoli ci hanno lasciato cose meravigliose. È per questi motivi che risultano incomprensibili e ignoranti le accuse rivolte – da una sparuta minoranza, ma non per questo meno fastidiose – in questi giorni a Barra, Avitabile e Lanzetta. Ma gli artisti, invece, hanno dalla loro i ribelli. E la differenza tra un esercito di soldati, pagati, ed un esercito di ribelli, liberi, è che i ribelli possono vincere. Perché chi è libero non ha paura. Di niente.