Alfano prova ad alzare la voce: Lupi non si tocca, è una persona per bene

«Noi lo sosteniamo, abbiamo piena fiducia in lui e Lupi non ha mai pensato a dare le dimissioni». Il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, esce allo scoperto con una difesa a 360 gradi del suo ministro finito nel tritacarne dell’inchiesta sugli appalti delle Grandi Opere che ha portato all’arresto di Ercole Incalza, superdirigente del Ministero delle Infrastrutture.

Alfano: Lupi è prontissimo a chiarire

«Acceleriamo i tempi dell’informativa di Lupi in Parlamento: lui è prontissimo», è la proposta dell’inquilino del Viminale al pressing del Pd e alle mozioni di sfiducia presentate da Cinquestelle, Sel e Lega. La posizione del leader del Nuovo centrodestra è chiara: anticipare il momento del chiarimento e archiviare la pagina dolorosa. «Maurizio Lupi è una persona perbene e onesta e questo è il punto da cui partire», prosegue Alfano ricordando che nessun magistrato l’ha indagato. «Non essendoci questioni giudiziarie ma unicamente politiche c’è un luogo in cui propriamente si può spiegare ed è il Parlamento – conclude Alfano: si può benissimo anticipare la sua presenza».

Renzi pensa a farlo fuori

Matteo Renzi non brilla nella difesa del ministro del suo governo. Non è un mistero che fin dalle prime ore dallo scoppio della bufera il premier abbia tenuto un profilo basso confermando l’impressione che voglia ridimensionare la presenza di Ncd a Palazzo Chigi, se non farlo fuori del tutto.  Si fa anche il nome del democratico Michele Emiliano al posto di Lupi, che naturalmente ha smentito. Insomma per il partito di Alfano si prospetta un cammino tutto in salita a soli due mesi dalle regionali che potrebbero confermare il cattivo stato di salute di un partito quotato dai sondaggi intorno al 2 per cento. A questo punto il ministro Alfano ha di fronte due possibilità: tenere duro e stringere i denti, ben sapendo che Renzi non è una pecorella, o lasciare il governo, fare chiarezza sul programma e anticipare l’uscita da Palazzo Chigi. Invece che farsi cacciare dal premier rottamatore, però, sarebbe più utile e più dignitoso che Alfano decidesse autonomamente di uscire dal governo e tornare a lavorare per un percorso comune con il centrodestra all’opposizione.