Aereo caduto, svolta degli inquirenti: il suicidio di Lubitz non è l’unica pista

Tutti stanno dando ormai per scontato che la strage dell’aereo caduto sia stato frutto di un suicidio del copilota. I giornali scavano nella vita di Lubitz, parla l’ex fidanzata, si raccontano amori finiti e dolori infiniti, di cui però si hanno solo poche tracce. La tragedia si è trasformata in un drammatico gossip, come se bastasse una delusione sentimentale o di carriera per decidere di ammazzare tutti in un attimo. Non si capisce se Lubitz vivesse per davvero in uno stato di depressione, del resto è improbabile scoprirlo ora, a cose fatte. Ma è stato proprio questo a scatenare il suicidio? La verità è già scritta? Assolutamente no. Il colpo a sorpresa arriva dagli inquirenti: la pista della “personalità” del copilota, e dei suoi problemi psicologici, è «una pista seria» per le indagini sullo schianto dell’A320 di Germanwings, «ma non la sola».

Nessuna certezza sul suicidio di Lubitz per rottura amorosa

A fare la rivelazione è il generale di gendarmeria Jean-Pierre Michel, uno degli inquirenti francesi inviati a Dusseldorf per chiarire la tragedia. Al momento, aggiunge, «non è emerso ancora alcun elemento particolare» nella vita di Andreas Lubitz, come una rottura amorosa o un problema professionale specifico, che possa essere all’origine del gesto. Una testimonianza che, in parte, smentisce quello che era stato detto fino a questo momento, dando per acquissita la rottura di un fidanzamento che sarebbe dovuto sfociare in un matrimonio dalla data già fissata.  Tutto, insomma, può essere successo nella vicenda dell’aereo caduto ma, secondo quanto racconta un passeggero, Michael F, la decisione di far cadere l’aereo non era già stata presa prima, perché anche nel volo di andata da Duesseldorf a Barcellona Andreas Lubitz era rimasto solo ai comandi e non ne aveva appòrofittato.

 Il racconto di un passeggero alimenta il dubbio

Michael  racconta che da martedì si sveglia sopraffatto dal terrore pensando: «perché non ha fatto precipitare il volo in cui sedevo io?” Michael, 45 anni, riferisce al tabloid Bild, che quella mattina maledetta è volato da Duesseldorf a Barcellona con lo stesso equipaggio e lo stesso aereo che Lubitz ha poi fatto schiantare sulle Alpi francesi nella tratta di ritorno. Anche durante quel volo il capitano si era assentato per andare in bagno. «Sedevo in quinta fila – informa – e potevo vedere la parte anteriore» Probabilmente la toilette vicina alla cabina di pilotaggio era rotta, visto che la luce rossa che segnala che il bagno è occupato è rimasta accesa per tutto il viaggio. «Circa un’ora dopo la partenza ho visto attraverso la tenda che si è aperta la cabina di pilotaggio», racconta ancora: il capitano «ha attraversato tutto l’aereo per andare nella toilette in coda. E dopo tre, cinque minuti è tornato indietro e ha aperto di nuovo la porta della cabina».

I motivi sono tutti da chiarire

Il perché della caduta dell’aereo è quindi ancora tutto da chiarire, anche se il secondo pilota continua a essere considerato l’indiziato numero uno, quanto a responsabilità.  In questo senso, secondo quanto riferisce il New York Times, potrebbe non essre privo di conseguenze il fatto che Andreas Lubitz si era sottoposto a un trattamento perché aveva un problema agli occhi che potrebbe aver messo in pericolo la sua capacità di continuare a lavorare come pilota.