Aereo caduto, il copilota suicida era considerato un «uomo modello»

Del copilota alla guida dell’aereo caduto oggi si dice che fosse un giovane brillante, con un curriculum blasonato e un futuro promettente. E allo choch del disastro si aggiunge, beffardamente, lo sgomento di dover individuare in lui,  Andreas Lubitz, l’autore di una strage inspiegabile. Un gesto folle, il suo, sconsiderato, di cui non si conoscono ancora le ragioni e che, una volta spiegate, di sicuro non aiuteranno ad accettare una tragedia tra le più immani degli ultimi anni.

Aereo caduto, identikit del copilota

«Quando una persona trascina con sé nella morte altre 149 persone, non è suicidio, è un’altra cosa», ha dichiarato infatti il presidente di Lufthansa, Carsten Spohr, in una conferenza stampa. «Anche se non sono un giurista», ha precisato il numero uno della Compagnia, «siamo scioccati: possiamo solo speculare sui motivi. Non abbiamo conoscenza di quel che ha potuto muovere il copilota a fare questa terribile scelta». Come si può dedurre leggendo in Rete in queste ore, infatti, nel bagaglio umano e professionale che il copilota portava con sé a bordo a bordo dell’Airbus 320, c’erano ore e ore di addestramento. Passione. Talento. E poi? Cosa è successo ad Andreas Lubitz, ventottenne originario di Montabaur (Renania-Palatinato), al momento dello schianto del velivolo della Germanwings al timone di guida?

Una carriera brillante

E a poco servono le rassicurazioni avanzate dal ministro tedesco degli Interni, Thomas de Maiziere, per il quale «secondo tutte le informazioni fin qui raccolte sulla persona del copilota, non ci sono indicazioni che lascino pensare a uno scenario terroristico» all’origine della tragedia del volo precipitato sulle Alpi francesi: resta il fatto che, suicidio o atto terroristico, un giovane pilota, con circa 630 ore di volo all’attivo, insignito nel 2013 dal Certificato di Eccellenza della FAA – la Federal Aviation Administration, l’ente che regola l’aviazione Usa – apprezzato da amici e colleghi, stando a quanto fin qui trapelato dai primi atti dell’indagine, sarebbe il responsabile del disastro aereo. E non certo per imperizia, sembra: del giovane copilota, infatti, si sa che dopo aver concluso il suo training presso il centro Lufthansa di Brema, ha iniziato a volare con la divisione low-cost della compagnia di bandiera tedesca nel settembre del 2013. Nojn solo: le autorità di Berlino, dopo la notizia dello schianto, hanno subito condotto delle ricerche sul background dei piloti e dell’equipaggio, Lubitz compreso, senza però trovare «nulla di rilevante». Anche per questo, aggiungono, «che Andreas – ottimo pilota indicato a più riprese come «esempio positivo» – possa essere il vero responsabile del disastro aereo è un vero e proprio fulmine a ciel sereno per chi lo conosce bene». Anche per questo, forse, al dolore delle famiglie, si aggiunge la rabbia. «È difficile accettare la morte improvvisa di un proprio caro – hanno spiegato infatti molti tra i parenti delle vittime – lo è ancora di più se a causarla è stata l’azione deliberata di qualcuno. In questi casi, la rabbia diventa “alleata” del dolore e lo rende ancora più grande».