13 anni fa le Br uccidevano Marco Biagi, il giuslavorista che modernizzò il welfare

 

Il suo omicidio, avvenuto esattamente 13 anni fa, maturò in un clima molto pesante, quasi di odio politico. Quel 19 marzo del 2002 Marco Biagi, così come prima di lui era capitato a Massimo D’Antona e a Roberto Ruffilli, fu ucciso per le sue idee. Da giuslavorista consulente del governo Berlusconi, aveva infatti redatto il famoso “libro bianco”, vale a dire una nuova visione del welfare e del mercato del lavoro resa necessaria dall’incalzare della rivoluzione tecnologica e dei meccanismi imposti alle imprese dall’economia globalizzata. Non piacevano a tutti quelle idee. Non piacquero a Sergio Cofferati, allora leader Cgil, che il libro bianco definì «limaccioso», non piacquero a molti suoi colleghi docenti e soprattutto allarmarono le Nuove Brigate Rosse che lo freddarono sotto la sua casa, a Bologna.

Isolato dai colleghi perché consulente del governo Berlusconi

Quel clima sembra oggi alle nostre spalle. Anche se una mano vigliacca l’ha voluto rinverdire con una scritta vergognosa («Biagi infame») lasciata nottetempo sui muri della Fondazione modenese a lui intitolata. A parte questo ignobile episodio, oggi tutti onorano la memoria di uno studioso rigoroso che ha pagato con la vita l’idea della professione vissuta come servizio alle istituzioni, anche quando a rappresentare quelle istituzioni c’erano uomini e donne con visioni politiche diverse. Gli anglosassoni lo sintetizzano nel motto “giusto o sbagliato è il mio Paese”. Da noi, uno così è una mosca bianca.

Sacconi: «Nessuno dimentichi il sacrificio di Biagi»

È comunque un passo avanti il fatto che il ricordo del sacrificio di Biagi non sia più un elemento di divisione. «Credo che le idee di Marco Biagi e il coraggio che ha dimostrato nel praticare la strada delle riforme sia oggi riconosciuto da tutti», è stato il commento del sindaco di Bologna, Virginio Merola, dopo aver deposto una corona nella piazzetta intitolata a Biagi, a pochi passi dal luogo in cui fu ucciso. Particolarmente significativo il ricordo di Maurizio Sacconi, sottosegretario al Lavoro nel 2002 e amico personale del giuslavorista: «Ho chiesto di ricordare l’odioso omicidio di Biagi – ha detto l’esponente del Ncd parlando al Senato – perché non dobbiamo dimenticare il generoso sacrificio di un eroe civile consapevole del rischio che correva, la tragica sottovalutazione del pericolo da parte dello Stato che non seppe proteggerlo, l’anomalia di una nazione insanguinata per decenni da un terrorismo ideologizzato che non ha avuto eguali in nessun altro Paese».