Il Volo prende la prima stecca: rinnegano Tony Renis. Da ingrati

Triangolazione di polemiche intorno al terzetto del Volo: e l’unico elemento chiaro che emerge nel caos generato dalle rivendicazioni della paternità artistica del tris di talenti è una univoca tendenza all‘ingraditudine, tipica di vecchie star consumate che, una volta all’apice del successo, dimenticano chi le ha aiutate a raggiungere la vetta.

La querelle sulla paternità artistica

Il primo ad avocare a sé il ruolo di indiscusso talent scout dei tre tenori in erba è stato Tony Renis, che oggi ribadisce: «Senza di me non staremmo qui a parlare di loro», E che già all’indomani dell’ffermazione sanremese del Volo aveva rimarcato in diverse interviste pubblicate sui principali quotidiani la mancata telefonata di ringramento del trio vincitore del Festival: un gesto dovuto, a detta dell’artista e manager italiano naturalizzato negli States, che grazie alle sue conoscenze americane e a una credibilità imprenditoriale conquistata sul campo (discografico) con i risultati di una vita di successi, avrebbe permesso ai tre di approdare, prima, e di sfondare poi, sul mercato americano. Mai si sarebbe aspettato però, “Mister Quando Quando Quando”, che semplicemente lamentando l’assenza di quella fatidica chiamata e definendosi il “papà artistico” del Volo – co-genitore accanto a Roberto Cenci, regista di Ti lascio una canzone a cui i tre tenori junior dovrebbero, a detta di Cenci e Renis, la riconoscibilità mediatica e il sodalizio artistico – di scatenare un putiferio polemico che non accenna a diminuire. Un clamore polemico di cui certo Tony Renis non ha bisogno per far parlare di sé, in cui l’unica certezza diventa l’ingratitudine dimostrata dalle tre giovani star.

Il fulcro delle polemiche

Una bagarre in cui si è immediatamente inserito il manager dei ragazzi, Michele Torpedine, già produttore di altri big del calibro di Zucchero e Giorgia che, riporta in queste ore La Stampa, «sarebbe il grande burattinaio di tutta l’operazione, colui che avrebbe «sbianchettato» i nomi di Cenci e Renis dalle biografie ufficiali del trio». Non un referimento sul palco dell’Ariston ai due “pigmalioni”. Non una citazione successiva all’incoronazione festivaliera. Anzi, il  trio, in questi giorni di botta e risposta tra i contendenti in campo, in nome della più tipica e spietata ingratitudine da star, non hanno fatto altro che prendere le distanze con un lapidario «sono problemi tra loro», correggendo il tiro poco dopo solo per fare quadrato intorno al manager Torpedine: «È lui che si è occupato di noi e che ci ha portati a Sanremo». Una presa di posizione dovuta, probabilmente, ma di sicuro non correetta fino in fondo: se non fosse stato per Cenci, infatti, difficilmente i tre ragazzini si sarebbero incontrati e fatti notare già nel 2009. E se non fosse stato per Tony Renis e i suo agganci a stelle e strisce, difficilmente tre talenti acerbi come loro avrebbero potuto duettare con un’artista del calibro di Barbra Streisand, o avrebbero potuto avere accesso a tg e salotti e talk show d’oltreoceano per essere intervistati da grandi anchorman americani, arrivando sulla scia dei riscontri mediatici ottenuti a riempire i palazzetti di mezza America, dal sud al nord del continente. Ma si sa, come recita il proverbio, «quando arriva la gloria, svanisce la memoria».