Ucraina: Obama minaccia la guerra, ma la Merkel lo stoppa

Contro ogni logica, Barack Obama ha voluto insistere anche oggi, nell’incontro avuto allo studio ovale con la cancelliera Merkel, sulla possibilità di un massiccio invio di armi a Kiev. Armi che gli ucraini dovrebbero poi utilizzare contro i filorussi delle regioni orientali che da tempo chiedono lo status di autonomia. Ma, come era evidente attendersi, il presidente Usa non ha ottenuto alcun sostegno né dalla Germania né dall’Ue. E siccome non poteva alzare bandiera bianca davanti alle telecamere, l’inquilino della Casa Bianca ha voluto affermare, nella conferenza stampa con la Merkel, che l’«opzione resta sul tavolo» e che gli Stati Uniti non hanno ancora deciso se inviare armi letali all’Ucraina per difendersi dall’«aggressione» della Russia.

Stoppato  sulle armi a Kiev

Stoppato dalla Merkel, che era appena stata a Mosca e aveva incontrato Putin, Obama ha tuonato che gli Usa  non permetteranno «che i confini dell’Europa vengano ridisegnati sotto la minaccia delle armi» sottolineando la necessita’ di una «risposta unitaria» alla crisi ucraina tra Europa e Stati Uniti, nonostante alcune «divergenze sulla tattica da seguire». Ed è proprio di divergenze che si tratta. Divergenze sostanziali che gli europei hanno nei confronti della politica muscolare dell’amministrazione americana. Divergenze che hanno fatto dire ad Obama che «La prospettiva di una soluzione militare in Ucraina e’ sempre stata bassa» spiegando che si andrà avanti sulla strada delle sanzioni verso la Russia che «ha violato i suoi impegni, continuando a operare nell’Ucraina dell’est, inviando soldati e artiglieria pesante e distruggendo interi villaggi».

Perseguire la via diplomatica

«Ho sempre detto che non vedo una soluzione militare per questo conflitto» ha quindi detto la Merkel, secondo la quale gli sforzi devono concentrarsi per «perseguire la via diplomatica». Buon viso a cattivo gioco di Obama e palla che passa adesso alla diplomazia europea. Che ha una occasione irripetibile per dimostrare autonomia e contribuire così a rimuovere questo focolaio di crisi. La conferenza di Minsk che si apre mercoledì sarà un chiaro banco di prova.