Ucraina, arriva il cessate il fuoco. Ma la tregua è fragile, ecco perché…

L’accordo c’è: alla mezzanotte di sabato entrerà in vigore il cessate il fuoco. Ma una grande cautela vige ancora intorno ai risultati del vertice di Minsk, che lascia irrisolte diverse questioni. Putin, Poroshenko, Merkel e Holland, al termine del lunghissimo summit, sono giunti a una dichiarazione comune che ricalca quella di settembre e che, ha detto il presidente russo, riguarda le «questioni principali».

Una roadmap per l’Ucraina

Il gruppo di contatto, formato da Mosca, Kiev, Osce e ribelli, ha approvato un documento con una roadmap per attuare gli accordi di Minsk. Dopo il cessate il fuoco, inizierà il ritiro delle armi pesanti. Resta però da risolvere la questione della zona di Debaltsevo, che Kiev non vuole cedere ai separatisti filorussi negando che le sue truppe siano circondate dai ribelli. È stato poi ribadito l’impegno a rispettare la sovranità e l’integrità territoriale ucraina.

«C’è ancora molto da fare»

«Nonostante tutte le difficoltà, siamo riusciti a concordare sulle questioni principali», ha commentato Putin, invitando tutte le parti a evitare «spargimenti di sangue inutili» fino al raggiungimento della tregua. Il leader del Cremlino ha però lamentato che Kiev rifiuta ancora di impegnarsi in un dialogo diretto con i rappresentanti dei miliziani. Per Poroshenko il successo maggiore è il fatto che sia stato concordato «il cessate il fuoco senza condizioni». Per Hollande e Merkel si è di fronte a una «speranza seria», anche se «c’è ancora molto lavoro da fare». Ed è stato proprio da parte dei due leader europei che è arrivata la fotografia forse più veritiera dell’esito relativamente modesto del summit, contrassegnato dalla tensione, da un andamento ondivago e da colpi di scena, come l’iniziale rifiuto dei ribelli a firmare il documento.

Risultati raggiunti e nodi da sciogliere

Fra i nodi che restano da sciogliere si segnala lo status delle regioni ribelli e il controllo del confine russo-ucraino: Poroshenko ha sottolineato che l’accordo non contempla né il federalismo, né l’autonomia. Ciononostante tutte le parti posso vantare un risultato raggiunto: Merkel e Hollande non hanno visto fallire la loro mediazione; Putin ha congelato il rischio di ulteriori sanzioni europee e forse anche della fornitura di armi Usa a Kiev, senza aver dovuto davvero retrocedere dalle sue posizioni; Poroshenko ha portato a casa l’estensione, da parte del Fondo monetario internazionale, del programma di assistenza finanziaria da 17,5 miliardi di euro a circa 40 miliardi di dollari per quattro anni.