Uccideva e bruciava per cancellare le tracce: fermato un marocchino

Prima il pensionato arso vivo in Puglia dopo un incontro a sfondo sessuale poi, tre mesi dopo, il delitto in Sicilia di una 50enne colpita alla testa dopo una lite, gettata in mare e rimasta fino a oggi priva di identità: sono due vicende rimaste avvolte dal mistero fino a oggi, accomunate dal fuoco appiccato in un caso per uccidere e nell’altro solo per cancellare le tracce, dalla cornice di solitudine e inspiegabile violenza in cui si sono svolte e dal nome dell’uomo di 32 anni che ne è ritenuto il protagonista principale, il presunto assassino. I dettagli di entrambi gli episodi, verificatisi a centinaia di chilometri di distanza, sono stati del tutto chiariti, secondo le ipotesi d’accusa, da indagini condotte dalle Procure di Brindisi e Catania i cui percorsi investigativi si sono incrociati e hanno portato all’esecuzione di due diversi provvedimenti di fermo di indiziato di delitto a carico di un marocchino, Zakaria Ismaini, residente in Italia con permesso regolare, domiciliato in un villaggio turistico chiuso in inverno, che risponde ora di omicidio pluriaggravato, rapina, soppressione e vilipendio di cadavere e incendio.

Il primo delitto a Latiano, in Puglia

Il 13 novembre, a Latiano, nel brindisino viene ritrovato il cadavere di un uomo in una villetta di campagna. È un pensionato di 63 anni, Cosimo Mastrogiovanni, proprietario dell’abitazione che aveva messo in vendita. Ed è proprio l’acquirente a recarsi a casa della vittima e a trovarla prona tra il divano il caminetto. Completamente carbonizzata. Il fuoco aveva divorato tutto, all’infuori di una mano e un piede. I carabinieri comprendono subito che le cause della morte non sono da imputare a un incidente né a un suicidio. C’è sangue per terra, cocci rotti. Nel piazzale non è parcheggiata l’autovettura con cui solitamente l’uomo, che viveva solo, effettuava i propri spostamenti. Vengono avviate le indagini. Si scopre che il cellulare del pensionato è stato in contatto con una utenza intestata a uno straniero, una utenza che risulta attiva a Catania. Vengono fatte analisi delle celle, si accerta così che l’intestatario era stato a Latiano proprio nei pressi del luogo del delitto due notti prima del ritrovamento del cadavere, proprio quando il contatore Enel aveva cessato di funzionare nella villetta di Mastrogiovanni per via del fuoco. Il fatto di sangue è quindi stato ricostruito: il contatto su un sito web per incontri. Poi il viaggio di Ismaini per la Puglia, pagato dalla vittima. Infine il pestaggio, documentato dalle tracce di sangue. E il fuoco appiccato quando il 63enne era ancora vivo, circostanza supportata dalla perizia medico legale. Secondo gli investigatori il marocchino ha ucciso Mastrogiovanni per rapinarlo dell’auto, dei soldi e del pc che ha poi tentato di rivendere non prima di averne cancellato il profilo Facebook.

Il secondo delitto sulla spiaggia della Plaia a Catania

Le indagini proseguono, finché il 7 febbraio, a Catania, non viene commesso un altro delitto. Una donna viene uccisa sulla spiaggia della Plaia, il suo nome è stato diffuso solo oggi: Letizia Consoli, di 50 anni, una vedova, abituata a passeggiare in riva al mare. La donna è stata uccisa in un bungalow, colpita alla testa con un oggetto acuminato e poi il corpo è stato gettato in mare. Per distruggere le tracce, infine, il bungalow è stato dato alle fiamme. Sui fatti di Catania Ismaini ha reso piena confessione. Ora si attende che venga fissato l’interrogatorio di convalida del fermo disposto dalla Procura di Brindisi.