Tutti sul carro di Renzi: ma l’operazione è piena di insidie

La migrazione della pattuglia di Mario Monti verso il Pd e l’ottimismo sui numeri del governo ostentato da Matteo Renzi sollecitano più di un commento sui quotidiani. E’ l’argomento del giorno. Ma non è solo il cambio di casacca dei parlamentari di Scelta civica a far discutere. Secondo Massimo Franco, il loro passaggio ha il colore dell’opportunismo, ma, tutto sommato “chiude una parentesi politicamente già finita”. La vera riserva di consensi parlamentari, invece, secondo l’opinionista del Corriere della Sera, spunta tra i frammenti espulsi dal Movimento 5Stelle e, sul versante opposto, da “costole” del centrodestra ansiose di stare al governo. Sono una ventina di senatori sui quali Palazzo Chigi ha puntato molte delle sue speranze di approvare le riforme.

In arrivo altri stabilizzatori?

Secondo Massimo Franco, costoro porterebbero l’area della maggioranza oltre la soglia
di 190, garantendo al Senato margini di sicurezza finora “inimmaginabili”. E già c’è la parola che dovrebbe sublimare questa operazione:”stabilizzatori”. Ossia, parlamentari eletti per combattere il governo e ora pronti a puntellarlo per evitare la crisi. Suggestione delle parole a parte, l’operazione sa di trasformismo: quella pratica tutta italiana, inaugurata nel 1883 da Agostino Depretis e basata sulla cooptazione nelle maggioranze di schegge dell’opposizione. Operazione replicata tra il 2008 e il 2011, ricorda Massimo Franco, da Berlusconi. I “responsabili” di allora sono diventati gli “stabilizzatori” di oggi. Allora, fu il Pd a criticare quell’operazione, evocando il trasformismo di Depretis. Ora, nel Pd si tende a difendere i trasmigranti, cosiddetti “stabilizzatori”, in nome dell’interesse dell’Italia a completare le riforme. “Spettacolo discutibile, che riflette la scomposizione del sistema dei partiti e lo sgretolamento di alcuni: un sottoprodotto prima delle elezioni del 2013, con un Parlamento spezzato in tre tronconi.

Un esecutivo alla continua ricerca di aiuto

La domanda che si pone l’editorialista del Corriere è quanto tutto questo rafforzerà davvero la coalizione Pd-Ncd; e se la terrà al riparo dai ricatti di piccole minoranze che, alla fine, furono tra le cause della caduta di Berlusconi nel 2011. Certo, sul piatto della bilancia, il governo contando sugli “stabilizzatori”, può mostrarsi più forte, con un peso contrattuale maggiore. “Il coltello del patto del Nazareno tra il premier e l’ex premier sarebbe sempre più nelle mani di Renzi”. L’idea di un governo con il vento in poppa verrebbe “accreditata dalla corsa di semi-oppositori nell’orbita del potere”. Eppure, conclude Massimo Franco, “il saldo dell’operazione potrebbe risultare assai più controverso di quanto appaia”. Renzi fornirebbe l’immagine di un esecutivo alla continua ricerca di un aiuto esterno. Così la forza diventa debolezza. Non si intravede, al dunque, una grande operazione politica dietro quanto sta avvenendo.